Le condizioni di Renzi ​per tenere a galla Conte

L’ex premier adesso detta le regole. Se non vengono rispettate minaccia di staccare la spina al governo

Le condizioni di Renzi ​per tenere a galla Conte

Matteo Renzi parla chiaro ed è pronto a mettere nero su bianco le condizioni per tenere a galla Conte e governo. Se vengono rispettate in modo giusto e corretto si può andare avanti, in caso contrario no. L’ex premier, parlando a La Stampa, ha spiegato le sue intenzioni affermando che “lo sanno tutti, sta arrivando un temporale, per l'Italia sarà durissima. Migliaia di aziende chiuderanno, migliaia di persone perderanno il lavoro. Dico al presidente Conte: se vuoi che continuiamo a sostenerti, apriamo insieme l' ombrello”.

Poi parla del vertice tra Iv e il premier. Incontro riconosciuto dallo stesso Renzi come un gesto politico da parte del presidente del Consiglio, avvenuto dopo notevoli tensioni tra le parti, che hanno anche fatto presagire una possibile rottura. Quello che chiede il senatore è un contratto di programma alla tedesca per capire dove, e come, si vuole arrivare per salvare l’Italia. Con in primo piano la politica industriale, gli aiuti alle famiglie e gli interventi sulla scuola. Se Giuseppi ce la fa, bene, altrimenti avanti un altro. Anche perché, come assicura Renzi, non ha nessun problema con il premier, a patto che faccia le cose giuste. E come vuole lui, sembra.

Il senatore ha tenuto a sottolineare che lo scorso novembre Italia Viva ha presentato a Torino un piano da 120 miliardi volto a far ripartire i cantieri fermi. Un punto di partenza quindi. E sul fatto che i renziani vogliano rimescolare le carte sul tavolo per rifare a loro favore la composizione del governo, l’ex premier assicura che sono tutte fandonie. Perché a lui interessano i posti di lavoro, non certo quelli al governo. Se fosse il contrario chiederebbe decine di poltrone, quelle che a suo dire sarebbero in linea con i numeri ma, come ha detto lui, in questa situazione che sta vivendo il nostro Paese, chissenefrega delle poltrone. Il conto è presto fatto: "Al Senato abbiamo la metà dei senatori del Pd, 17 contro 35, eppure al governo i nostri sono solo tre, cioè un decimo rispetto ai dem. Ma del riequilibrio non mi importa nulla. Mi sconvolge che un parrucchiere non possa riaprire, nonostante ormai sembriamo tutti figli dei fiori. Ho paura che le donne siano costrette a casa per anni. Penso alla fatica del mondo turistico”. Pensa ai parrucchieri, alle donne, al turismo. E poi è certo che tutti i suoi lo seguiranno, qualsiasi scelta decida di fare, affermando che nel partito ci saranno arrivi e non partenze.

Durante l’intervista è stato toccato anche il punto dolente della minaccia della renziana Bellanova di dare le dimissioni sulla questione dei migranti. Renzi si è detto sicuro che la proposta della sua capo-delegazione al governo verrà accolta, perché di buon senso. E quindi le dimissioni non ci sarà bisogno di presentarle. Ovviamente le idee di Italia Viva su braccianti e badanti non trovano il consenso dei grillini, ma questo è ovvio. Strano invece che alcuni del Pd stiano zitti e parlino solo per accusare i renziani di accordi con Salvini. Non è un segreto che il leader della Lega abbia applaudito l’intervento in Senato dell’altro Matteo, quando ha attaccato Conte e i vari Dpcm. Renzi ha sottolineato che Salvini non ha pieni poteri solo perché ad agosto non si è andati a elezioni, e fa un appello al Pd perché dia a Italia Viva un appoggio piuttosto che una continua lotta.

Renzi non accetta minacce di voto

Zingaretti ha chiarito nei giorni scorsi che se il governo dovesse cadere non vedrebbe la possibilità di una maggioranza diversa. Renzi pensa che non si correrà questo rischio perché il governo non cadrà, ma non accetta neanche le minacce di un voto. Sul fatto che anche il Colle abbia parlato di elezioni a settembre, qualora dovesse mancare la maggioranza, il senatore ha spiegato che queste indiscrezioni sembrano “sorprendenti perché i principi costituzionali, la consuetudine e persino la storia personale di questo Presidente, per il quale nutro profondo rispetto, vanno tutti nella stessa direzione: nel momento in cui si apre una crisi, il compito del Capo dello Stato è verificare se esista o meno un' altra maggioranza. Mattarella ha sempre fatto così. Non decide il Colle. Decide il parlamento e il Colle prende atto. In Italia funziona così. Poi ovviamente spero che non ci sia bisogno di una crisi”.

A dividere la maggioranza ci si mette anche la giustizia. Italia Viva è davvero pronta a votare una mozione di sfiducia a Bonafede? La decisione passerà dalle parole in Aula del ministro. Un altro punto da mettere nel contratto di programma. Detenuti, migranti e bambini sono al centro dei pensieri dei renziani, tre categorie che non votano. Perché, come sottolinea Renzi, Italia Viva fa politica, non populismo.

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