Ecco i numeri del flop-scuola. Sciopero, l'ira delle famiglie

Solo 400mila nuovi banchi, 215mila cattedre vacanti e 500 «call» veloci. Rischio stop il 24 settembre: "Sconcertati"

«Siamo sconcertati è un fulmine a ciel sereno, si crea disagio nel disagio». Rosaria D'Anna, presidente dell'Associazione italiana genitori, Age, è davvero amareggiata di fronte alla prospettiva di uno sciopero degli insegnanti il 24 ed il 25 settembre. Proprio il giorno nel quale molte regioni hanno fissato il ritorno a scuola dopo 7 mesi di lockdown. «Lo sciopero è un diritto legittimo ma perché ora? Perché bloccare tutto prima ancora di iniziare?- lamenta la rappresentante delle famiglie- Proviamo a tornare in classe e poi cerchiamo di correggere le cose che non vanno». La D'Anna pensa in particolare alle famiglie in difficoltà, a quei ragazzi che «se non vanno a scuola non vanno da nessuna parte e restano in strada, esposti a pericoli». La scuola deve essere presente sempre anche come presidio di legalità, conclude la D'Anna.

Ma chi ha proclamato lo sciopero? Cobas, Unicobas e Ubs. Sigle che non raggiungono il 5 per cento di rappresentatività necessario per sedersi al tavolo delle trattative con il governo. Ed infatti, spiega Stefano D'Errico, segretario nazionale Unicobas, si sciopera anche contro «l'inaccettabile protocollo di sicurezza» che invece è stato sottoscritto dalle 5 principali sigle sindacali: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Queste sigle non sciopereranno ma hanno organizzato invece un corteo di protesta per il prossimo 26 settembre.

Non hanno aderito allo sciopero per non mettere in difficoltà le famiglie? Assolutamente no, almeno secondo D'Errico. «Le altre sigle sindacali dietro alle quali c'è il Partito Democratico non vogliono creare problemi al governo ma scalzare il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina per mettere al suo posto l'attuale viceministro Anna Ascani -sostiene D'Errico- Quindi no allo sciopero perché sarebbe troppo ma sì alla protesta per colpire Azzolina e i Cinquestelle che sono in enorme difficoltà. Anche perché gli insegnanti, che sono stati il loro più fertile bacino elettorale, non voteranno più M5s».

Ma perché i sindacati di base hanno deciso di scioperare pur sapendo che si tratta di una scelta impopolare che potrebbe trasformarsi in un boomerang dopo 7 mesi di lockdown? «Semplice: non ci sono le condizioni di sicurezza né per i docenti né per gli studenti che infatti sciopereranno insieme a noi -prosegue D'Errico- E sono molte le famiglie che condividono la nostra protesta contro regole inaccettabili. In Belgio i bambini devono avere a disposizione 4 metri quadrati. Da noi la distanza di un metro è una presa in giro. Bambini delle elementari costretti a stare seduti per ore con la mascherina senza muoversi: un'assurdità».

Mancano spazi, mancano docenti, manca il personale Ata, insiste D'Errico, ovvero quello che dovrebbe garantire gli spostamenti tra classi, a ricreazione e nei bagni in una situazione organizzativamente molto complessa. «Lo stesso ministero ha dichiarato che mancano almeno 30mila Ata e ne arriveranno soltanto 5mila -prosegue- Hanno scatenato una campagna di odio contro gli insegnanti per coprire le carenze del ministero che in questi 7 mesi avrebbe potuto fare le assunzioni necessarie e intervenire sugli edifici scolastici recuperando le aule necessarie». Il risultato, inaccettabile per D'Errico, è costringere i bambini «a mangiare seduti al banco, immobilizzati per ore» in condizioni di scarsa sicurezza. E dunque sciopero e manifestazioni in tutta Italia e presidi di protesta sia davanti a Montecitorio il 24 sia al ministero di viale Trastevere il 25.

Tutte le carenze denunciate sono confermate dai numeri. Sono disponibili soltanto 400mila banchi ma ne servirebbero altri 2 milioni. Ci sono 215mila posti vacanti che saranno coperti dalle supplenze. Sulle 85mila immissioni in ruolo promesse ne sono state effettuate soltanto 22.500. Flop per la chiamata veloce: 500 assunzioni su 2.500 domande.

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.