Ecco perché la rivoluzione di Greta Thunberg è pericolosa

La giovane attivista svedese, dopo anni di posizioni apocalittiche e rivoluzionarie, compie una parziale retromarcia sostenendo la necessità di un messaggio di speranza sui temi ambientali

Ecco perché la rivoluzione di Greta Thunberg è pericolosa

La centralità del tema ambientale nel dibattito politico e mediatico per i prossimi anni è fuori discussione, eppure ci sono due diversi approcci per affrontare la transizione ecologica: da un lato un approccio catastrofica e apocalittico animato da uno spirito rivoluzionario, dall’altro una visione pragmatica e realista che tiene in considerazione le esigenze socio-economiche. La prima modalità è quella portata avanti da Greta Thunberg, dai Fridays for Future, raggiungendo l’apice con i cosiddetti Extinction rebellion.

Questo movimento, meno diffuso in Italia rispetto ad altre nazioni, ha realizzato negli anni passati manifestazioni non autorizzate e radicali con veri e propri atti di disobbedienza civile. A Londra, nella primavera del 2019, i militanti hanno occupato interi quartieri della città e non sono mancati episodi di violenza nei confronti dei cittadini che hanno contestato le modalità della protesta. Il punto è la mentalità alla base di questi atti che affondano le proprie radici in una visione rivoluzionaria (nel senso giacobino del termine) della società.

D’altro canto, come non riscontrare nelle parole di Greta Thunberg "voglio che proviate il panico, che abbiate paura, la nostra casa è in fiamme" uno spirito rivoluzionario? Creare paura nelle persone utilizzando toni apocalittici è tipico di un certo ambientalismo, se si leggono articoli pubblicati nei decenni passati dai fautori di una visione radicale dell’ambientalismo, emergono date e scadenze che puntualmente sono disattese. Greta Thunberg non è da meno: "Abbiamo un anno per salvare il mondo". Dopo anni di messaggi apocalittici, anche la giovane attivista svedese sembra essersi accorta della necessità di cambiare linguaggio per rendere la battaglia ambientale più concreta e meno radicale. In una intervista a Luca Fraioli sulla Repubblica, Greta compie una parziale retromarcia rispetto al passato affermando: "All'inizio ho dovuto usare parole così forti per attirare l'attenzione delle persone, perché per decenni chi si batteva contro i cambiamenti climatici non era stato ascoltato. Quando mi auguravo che gli adulti piombassero nel panico, stavo usando una metafora, ma nel mio cuore c'è sempre stato spazio per la parola 'speranza’".

Portare avanti una visione di ambientalismo basata su istanze rivoluzionarie, non solo non tiene in considerazione le esigenze identitarie e socio-economiche ma al tempo stesso è pericolosa per la tenuta stessa della società. Posizioni radicali sui temi ambientali rischiano infatti di intaccare la tenuta del sistema economico con gravi conseguenze sia per le imprese e gli imprenditori sia per i lavoratori. Lo stesso dicasi per l’approccio dogmatico dell’ambientalismo di Greta Thunberg che vorrebbe sostituirsi alle religioni tradizionali e non può perciò essere messo in discussione intaccando secolari usanze e costumi che fanno parte della nostra identità e che si vorrebbero cancellare in nome di un presunto ambientalismo che ha più a che fare con ragioni politiche che ecologiche.

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