Per Eco il terrorismo islamico è figlio dell'Occidente insensibile

Colpa nostra che li facciamo vivere in periferia. Ma certe teorie dimostrano che il giustificazionismo fa più danni dell'Isis

Per Eco il terrorismo islamico è figlio dell'Occidente insensibile

Non è sicuro che l'Occidente - domani o tra cent'anni - sarà distrutto. Ma è sicura una cosa. Che se sarà distrutto, lo sarà dall'Occidente stesso.

Gli aerei-bomba di Al Qaida, le armate dell'Isis, gli sbarchi-invasione dal Nord Africa provocano meno danni alla civiltà occidentale rispetto a quelli causati dai nostri sensi di colpa. Dalla nostra umiliante volontà di fare mea culpa per ogni violenza accada fuori dalla nostra porta. Dalla pietosa vocazione al martirio che ci spinge a caricarci del peccato originale di ogni male mondiale. Dall'insopportabile vittimismo con il quale cerchiamo di attenuare il disprezzo che ci riservano i nostri carnefici.

La retorica buonista, così tanto dannosa, la conosciamo bene. E ci nausea ormai. Il terrorismo islamico? In realtà è una risposta a scoppio ritardato allo spirito di conquista cristiano. La povertà del Terzo Mondo? È una conseguenza dello sfruttamento colonialista europeo. La fame dei popoli che premono alle nostre frontiere? L'ha provocata il modello capitalistico, che arricchisce pochi e dissangua molti. Le rivolte nelle periferie multietniche delle nostre città? Alimentate dal razzismo europeo e dalle élite finanziarie. Il massacro dei giornalisti di Charlie Hebdo ? Se la sono cercata, con la loro mancanza di rispetto dell'«altro». L'anarchia nei Paesi nord-africani o mediorientali? Risultato dell'intervento militare dell'Occidente. I terroristi che minacciano le nostre città e il nostro stile di vita? Sono freedom fighters o partigiani: la loro reazione è, se non da condividere, da capire...

È sempre colpa della malvagità dell'Occidente, mai della brutalità altrui. Ma perché? Chi lo dice? Sempre noi, purtroppo, sempre noi occidentali. Lo ha detto ieri, ancora una volta, Umberto Eco, l'intellettuale italiano più famoso del mondo, all'assemblea dei ministri di 83 Paesi all'Expo. A conclusione di un intervento condivisibilissimo sulla cultura come elemento di integrazione e di sviluppo economico, sottolineando il fatto che molti terroristi che oggi criticano l'Occidente sono cresciuti proprio all'interno dell'Occidente, Eco ha detto: «C'è da chiedersi se ai fanatici che oggi metterebbero una bomba nelle navate della cattedrale di Notre-Dame a Parigi sia stata data la possibilità di guardare veramente Notre-Dame, di capire cosa rappresentava, o se invece siano stati costretti semplicemente a passargli davanti e a vederla come simbolo di una società che li confinava a vivere nelle bidonville».

No, caro professor Eco. Non è così: il passaggio da «Io vivo nella bidonville» quindi «Io posso diventare un terrorista» non è soltanto un passaggio giuridicamente e moralmente vietato. Ma è anche una scorciatoia intellettuale facile e ruffiana. La violenza, seppure può avere cause scatenanti, ha sempre una responsabilità individuale. Come l'integralismo religioso e come la tirannide politica - pur se favoriti da particolari contesti storici - sono sempre figli della fede e del Paese all'interno dei quali si sviluppano. Pol Pot fu responsabile della morte di due milioni di cambogiani perché nutrito da due millenni di dispotismo asiatico: il fatto di aver studiato alla Sorbona di Parigi ha solo reso più raffinato, al limite, il tentativo di giustificazione filosofica della strage. E l'odio per gli Usa e Israele di Osama bin Laden mette le radici nella religione musulmana fedele alla Sharia : le provocazioni dell'Occidente hanno solo ingigantito il rancore.

Non è l'Europa a spingere i giovani invasati nelle braccia dei carnefici dell'Isis, ma la loro fragilità. L'Europa ci mette semmai i soldi per pagargli il biglietto di sola andata per il Califfato. Vorrebbero far saltare Notre-Dame non perché nessuno li ha invitati a entrare, ma perché si sono sempre rifiutato di farlo.

L'Occidente non è esente da colpe. Anzi. Ha sofferto per secoli del medesimo fondamentalismo religioso e della stessa insofferenza alla democrazia di cui sono malati oggi molti popoli e nazioni. Ma da tali vizi si è saputo affrancare attraverso un accidentato percorso politico e culturale. Lo stesso sul quale ci auguriamo anche altri, oggi, possano incamminarsi. Una strada però che il vittimismo e i sensi di colpa dell'Occidente - invece che facilitare - rendono più lunga per loro e più pericolosa per noi.

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