Elezioni Regionali 2015

Elezioni Regionali, ecco tutti i risultati

Sette Regioni al voto tra impresentabili, polemiche e scontri. Avanza l'astensionismo: affluenza al 53%. Toti espugna la Liguria. Zaia vola in Veneto. In Umbria è testa a testa. Toscana al piddì Rossi, ma è boom del leghista Borghi. Segui lo spoglio in diretta: VAI ALLO SPECIALE

Elezioni Regionali, ecco tutti i risultati

Alla fine il risultato è 5-2 per il Pd. Con il partito del premier, però, che perde terreno nelle Regioni rosse e in particolar modo la Liguria, che passa nelle mani di Giovanni Toti. Se in Umbria Catiuscia Marini si afferma con uno scarto minimo sul forzista Claudio Ricci, lo stesso vale in Campania, dove Vincenzo De Luca, primo col 40,94%, distanzia di poco il presidente uscente, l’azzurro Stefano Caldoro (38,26%). Per Matteo Renzi è una vittoria a geometria variabile. Anche se il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini non maschera la frenata dei democrat: fermi, nel computo delle sette Regioni, al 22,6% e tallonati dal M5S, secondo partito, a soli tre punti di distacco.

Vittorie nette per il Pd si registrano in Toscana, Marche e Puglia, mentre esce di certo rafforzato dal voto Beppe Grillo, con il M5S primo partito in Liguria, Campania e Puglia, In Veneto la Lega Nord conferma la sua forza doppiando Forza Italia, trionfando con Luca Zaia in Veneto e concretizzando, di fatto, la sfida lanciata da Matteo Salvini grazie anche al secondo posto del suo candidato in Toscana e al terzo nelle Marche. Forza Italia in Puglia paga invece la guerra tra i vertici del partito e i ribelli guidati da Raffaelle Fitto che riesce a piazzare il suo candidato, Francesco Schittulli, avanti alla candidata azzurra Adriana Poli Bortone. È la Liguria la vera sorpresa delle Regionali di questa primavera. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, vola oltre il 34%, seguito ad una certa distanza dalla democrat Raffaella Paita, con la 5S Alice Salvatore terza e Luca Pastorino, candidato della sinistra, quarto. Con il Pd che, come lo stesso premier Renzi aveva avvertito nei suoi comizi, paga la prima vera scissione a sinistra. Una scissione che ha degli strascichi anche nei primissimi minuti dopo le regionali, con un battibecco a distanza tra Sergio Cofferati, che lasciò il Pd dopo le primarie liguri, e il renziano Ernesto Carbone. "Cofferati è più bravo come sondaggista che come candidato alle primarie. Peccato per lui che il suo livore si basi su exit poll", twitta il deputato Dem commentando le affermazioni in tv dell’ex sindaco di Bologna, che evoca, tra l’altro l’uscita di altri parlamentari dal Pd.

Se nella roccaforte rossa umbra il vantaggio di Marini sull’avversario del centrodestra è minimo, in Toscana Enrico Rossi è primo con il 48%, con il secondo posto del leghista Claudio Borghi al 19.9%. Nelle Marche e in Puglia si affermano Luca Ceriscioli e Michele Emiliano, seguiti entrambi dai candidati del Movimento 5 Stelle. Mentre in Campania Vincenzo De Luca, si avvia a "sconfiggere" anche gli effetti della black list stilata dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi e ultimo pomo della discordia all’interno del Pd. Chissà se, invece, la "lista nera" della Bindi non abbia avuto un qualche effetto sulla solidità con cui il M5S esce dal voto e sulla scarsa affluenza alle urne: a votare è andato un italiano su due, il 53% circa, undici punti in meno rispetto alle precedenti Regionali.

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