Ci sono abilità e abilità. E ce ne è una che la sinistra italiana possiede in modo inequivocabile: ribaltare la realtà a proprio piacimento. Nelle precedenti 48 ore sono accaduti due fatti di differente portata: da un lato gli ebrei sono stati esclusi dal Roma Pride, dall'altro sono invece emersi dei commenti pubblicati dal quotidiano Il Domani contro gli ebrei da parte di esponenti locali di Fratelli d'Italia in Trentino. Entrambi episodi da condannare, ma ci sono differenze sostanziali da sottolineare. Nel caso del Pride si tratta di un fatto di portata nazionale su cui tutta l'opposizione è rimasta in silenzio, nonostante le molteplici sollecitazioni a intervenire. La segretaria del Pd Elly Schlein, nota frequentatrice dei carri arcobaleno non è riuscita a pronunciare una sola sillaba sulla kermesse romana, perché gli autori dell'atto discriminatorio appartengono alla sua cerchia.
Si è però mostrata prontissima intervenendo in merito alle chat di Fdi, chiedendo che la Premier condanni immediatamente l'accaduto. Come se Giorgia Meloni, che con tutto il centrodestra si è battuta per contrastare il dilagante odio antisemita, e lo ha fatto in modo pubblico, potesse governare le esternazioni cui si lasciano andare i suoi in privato.
"L'odio antisemita rivolto contro gli ebrei non può trovare alcuno spazio", tuona Elly. Sta forse dicendo, con il suo silenzio sui fatti del Pride, che quello non è odio antisemita?
A ricordarle la matrice di quell'esclusione è la sua collega di partito, l'europarlamentare Pina Picierno, che sottolinea come "escludere una realtà ebraica Lgbtq+ dal Roma Pride perché non conforme a una linea politica significa oltrepassare un limite pericoloso. Quando agli ebrei viene chiesto di dimostrare di essere politicamente accettabili per poter partecipare a uno spazio pubblico, il problema ha un nome preciso: antisemitismo". Anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Partito Gay Lgbt+, Solidale, Ambientalista e Liberale chiede "coerenza. Nessuna esclusione identitaria, nessuna caccia alle streghe, ma piena chiarezza politica e culturale da parte di tutti. I Pride devono restare spazi di libertà, antifascismo, antirazzismo, autodeterminazione e difesa universale dei diritti umani, senza doppi standard e senza zone d'ombra".
Si chiede di chiamarlo genocidio ma non si condannano i cori che ogni weekend vengono cantati nelle piazze pro Pal come "Palestina libera dal fiume fino al mare", che implica la distruzione dello Stato di Israele.
Non ci si indigna per le bandiere di Hezbollah, per chi considera Hamas resistenza, per chi invita alla Camera soggetti accusati di finanziare il terrorismo.Ma la sinistra riformista questo lo ha compreso, e infatti prende le distanze in modo chiaro. Lo zoccolo duro dell'opposizione, invece, preferisce gridare all'antisemitismo solo quando serve.