La linea del governo sul contrasto all'evasione e sulla tenuta dei conti pubblici trova una conferma autorevole nelle simulazioni dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Secondo l'Upb, "se la tendenza storica di recupero del gettito osservata tra il 2002 e il 2023 continuasse fino al 2028, le entrate fiscali aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di Pil" con una riduzione del rapporto debito/Pil "di oltre 4 punti". In uno scenario più ambizioso, basato sul periodo 2016-2023, "la riduzione del rapporto tra il debito e il Pil nel medio-lungo termine sarebbe di oltre 6 punti percentuali, scendendo nel 2041 al 116%".
L'Agenzia delle Entrate intende proseguire su questa strada. Il direttore Vincenzo Carbone (in foto) ha ricordato che "nel 2026 invieremo, come previsto dalla convenzione con il Mef, oltre 2,4 milioni di lettere di compliance". Si tratta, ha spiegato, di "reminder per ricordare al contribuente di verificare se il suo comportamento sia stato o meno corretto". Una parte delle comunicazioni "andranno ai contribuenti che hanno dimenticato", altre "saranno indirizzate a chi non ha presentato la dichiarazione", mentre sull'Iva "segnaleremo i casi in cui per fatture e corrispettivi non risultano gli adempimenti".
Carbone ha escluso qualsiasi automatismo "rispetto a eventuali controlli". L'anno scorso, ha ricordato, "l'Agenzia delle Entrate ha analizzato 17 milioni di posizioni" e "abbiamo intercettato 200mila evasori totali", di cui "il 57% non aveva presentato proprio la dichiarazione, mentre il 43% (86mila) era completamente sconosciuto al fisco".
Sul fronte delle
riforme, il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha annunciato novità sull'iperammortamento. "L'obiettivo è eliminare le limitazioni territoriali", così che l'agevolazione valga "indipendentemente" dal Paese di investimento.