Salpa domani il tanto temuto esame di Maturità, che da quest'anno si riappropria del suo vecchio nome, lasciandosi alle spalle il più fumoso "Esame di Stato Conclusivo del Secondo Ciclo di Istruzione". Si parte con lo scritto di italiano, uguale per ogni indirizzo: sono 527 mila i ragazzi che si apprestano a maturare e dicono sia un numero che ricorderemo, perché la denatalità negli anni a venire svuoterà man mano i banchi. E mentre fino all'ultimo impazza il toto-temi, una nuova ricerca di Skuola.net fa luce su come la maggior parte degli studenti si sia preparata per la prova: ricorrendo all'intelligenza artificiale. E no, non per copiare, ma per avere un'interfaccia che con cui studiare.
Abituati ad interrogare l'IA su ogni questione, addirittura fino a quelle più personali d'amore, ora 3 ragazzi su 4 la utilizzano anche come tutor scolastico e dichiarano di ricorrere a chatbot come ChatGPT per preparare l'esame: negli ultimi due anni, la percentuale dei giovani che ne fa un uso scolastico quotidiano è passata dal 27% al 47%, mentre un altro 27% dichiara di usarla più saltuariamente. Soltanto il 9% assicura di non essere mai ricorso all'aiutino digitale per studiare.
Tutto bene? Non proprio, poiché il rischio di abituarsi a qualcun altro che riassume e prepara mappe concettuali al posto tuo è altissimo e a dirlo sono gli stessi studenti, che se ne confessano del tutto dipendenti o temono addirittura di aver perso la capacità di fare da sé. Il dato più triste riguarda il 23% degli interpellati, per i quali il confronto con i compagni non serve più, sostituito dal dialogo con i chatbot.
Il panorama è deprimente e il pericolo principale è che i più giovani confondano l'indubbia utilità di certi supporti forniti dall'intelligenza artificiale con la sua stessa intelligenza. La quale, in quanto macchina e non cervello, può calcolare, riordinare, fornire nozioni. Ma consigli di vita o di comportamento no, non chiedeteglieli. Ho provocatoriamente interpellato un paio di chatbot ponendo questa domanda: mancano due giorni alla Maturità e non ho studiato, cosa posso fare? Un bel niente, rassegnati, mi avrebbe risposto un insegnante.
Invece l'IA non giudica e prova a motivarti: "I libri a questo punto sono banditi", risponde pragmatica. "Solo riassunti estremi e concetti da imparare a memoria. Se usi la tecnica del pomodoro puoi ottimizzare la tua concentrazione ed è possibile che tu riesca a superare l'orale". Non avendo io la minima idea di che tecnica si trattasse, ho interrogato ancora il chatbot e ho scoperto due cose: primo, che è stata inventata negli anni '80 da un universitario italiano, e secondo che il pomodoro era un timer da cucina con cui misurava il tempo di studio. Dunque l'IA mi suggerisce di affidarmi a una sveglietta da forno e di tentare il tutto per tutto con sedute di studio di 25 minuti intervallate da 5 minuti di pausa e di ripetere il circuito, come si fa in palestra, per 4/5 volte. "Non può funzionare", ho fatto sapere al chatbot. "Se ti do retta, all'orale faccio scena muta, presa dal panico". Mi ha risposto così: "Un attacco di panico all'orale è la paura più comune, ma la commissione è composta da professori umani che vedono scene simili ogni anno".
Ed ecco che l'IA, quella che tutto sa e risolve, passa la palla all'uomo, ai vecchi prof démodé che però alla bisogna la sanno ben più lunga di lei.Cari ragazzi, la Maturità serve a dimostrare di essere cresciuti e di essere pronti per affrontare il mondo reale: buttate il pomodoro, non i libri.