Etruria, inchiesta sulla Consob E dal crac spunta De Benedetti

La procura di Roma accende i fari sul ruolo dell'Authority. Tra le "sofferenze" che hanno fatto collassare l'istituto anche 8 milioni della controllata dell'Ingegnere

Etruria, inchiesta sulla Consob E dal crac spunta De Benedetti

Non solo Arezzo. Mentre nella città toscana il procuratore capo Roberto Rossi prosegue con il pool di pm il lavoro sui numerosi filoni di indagine su Banca Etruria (compresa l'inchiesta per truffa ai danni dei risparmiatori), la procura di Roma accende le luci sull'operato della Consob. Assecondando di fatto i desiderata degli «esodati del risparmio», rimasti fregati dal decreto salva banche del governo, e le associazioni di cittadini. Adusbef e Federconsumatori ieri hanno presentato esposti contro la Consob in nove diverse procure - Roma, Firenze, Ancona, Arezzo, Chieti, Macerata, Ferrara, Pesaro e Milano - sostenendo che Vegas e i suoi siano responsabili almeno in parte del fragoroso crac delle quattro banche popolari a causa dei mancati controlli.Se a Roma si valuta dunque l'omessa vigilanza di chi avrebbe dovuto evitare il patatrac, cominciando a fare le pulci ai controllori (ma secondo il Tempo allo stato attuale nel fascicolo, affidato al pubblico ministero Stefano Pesci, non vi sarebbero né indagati né ipotesi di reato), scavando tra i debiti che hanno fatto collassare Banca Etruria, tra yacht e finanziamenti azzardati o fidi in conflitto di interesse a società legate agli stessi amministratori, saltano fuori altre sorprese. Una delle quali porta il nome eccellente della Cir di Carlo De Benedetti.La questione riguarda Sorgenia, l'operatore del mercato dell'energia che fino a marzo scorso era controllato dal gruppo Cir (65%) e dalla società austriaca Verbund. In pochi anni Sorgenia aveva accumulato una montagna di debiti che sfiorava i due miliardi di euro. Nonostante i risultati niente affatto lusinghieri, la società controllata dalla holding di De Benedetti e dal socio austriaco aveva però continuato a godere di generosi finanziamenti dal mondo creditizio. Tanto che, alla fine, il debito monstre di Sorgenia se lo divideva un pool di banche. Che dopo un accordo con Cir e Verbund ha offerto all'ingegner De Benedetti una sospirata exit strategy, anche grazie a un «aiutino da parte del governo, che aumentando il fondo destinato a finanziare gli incentivi per gli operatori dell'energia disposti ad aumentare la produzione quando necessario, aveva reso il «Salva-Cir» più appetibile per gli istituti di credito coinvolti.Morale, alle banche è rimasta Sorgenia (con tutti i suoi debiti), mentre l'editore del Gruppo Espresso/Repubblica, oltre a liberarsi di una rogna (che gli ha permesso di ridurre il rosso nei conti Cir a fine bilancio 2014), spetta anche una quota del 10 per cento della eventuale plusvalenza che le banche dovessero ricavare da una cessione della società.Tra le 21 banche che sostenevano il debito Sorgenia molte erano nei guai. Dalla capofila Mps fino alla Popolare di Vicenza. E a banca Etruria, esposta per 8 milioni di euro. Una delle «sofferenze» che hanno affossato la banca dell'oro di Arezzo. Il prezzo del crac è finito sulle spalle di azionisti e obbligazionisti subordinati. Che pagano anche per gli errori dei soliti noti che sono stati salvati. Il tutto, tra l'altro, era ampiamente previsto. A dicembre 2013 Bankomat, anonima «firma» di Dagospia, proprio riguardo all'esposizione in Sorgenia delle popolari (tra cui Etruria) scriveva: «Si preparano nuove perdite e sofferenze per le banche, che in realtà pagheranno altri (...) Ma le popolari non erano banche del territorio, vicine a Pmi e alle famiglie? Alla famiglia De Benedetti, verrebbe da dire guardando Sorgenia».

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