Gli euroaiuti rischiano di arrivare troppo tardi

Il fondo per la ricostruzione forse attivo nel 2021 e i mercati ci puniscono: Borse giù

Gli euroaiuti rischiano di arrivare troppo tardi

Giudicato a seconda dei punti di vista un fallimento o un successo storico, il vertice del Consiglio europeo di giovedì sera ha messo a fuoco i tre pilastri contro l'emergenza Covid-19 (Mes, scudo Sure contro la disoccupazione e sostegno della Bei per un valore di 500 miliardi di euro), ma lasciato inalterate le profonde divisioni sul cosiddetto Recovery Fund. Mancano ancora le risposte sui tempi del varo, sul modo di reperire le risorse (in ballo altri 1.000-2.000 miliardi che potrebbero essere mobilitati aumentando il bilancio europeo 2021-2027) e, soprattutto, se questo denaro dovrà, almeno in parte, essere distribuito sotto forma di sussidi come chiedono Italia, Francia e Spagna, o essere considerato un prestito come pretendono i Paesi rigoristi.

La palla è stata rilanciata nel campo della Commissione europea, alla quale è stato chiesto di presentare una proposta con urgenza. Ben che vada, si tratta di altre tre-quattro settimane di attesa. Ma a questo proposito Morgan Stanley appariva ieri meno ottimista, paventando che la mancanza di coesione fra i leader Ue si possa tradurre in un allungamento dei tempi di reazione. Quelli che sarebbero necessari per fronteggiare una «grave recessione», come ha sottolineato sempre ieri il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, e le cui avvisaglie hanno già provocato in Germania un crollo della fiducia delle imprese «catastrofico», ha detto senza mezzi termini il presidente dell'istituto Ifo, Clemens Fuest. Un allarme rosso che ha indotto Fmi e Wti a chiedere l'allentamento dei dazi.

La banca d'affari Usa vede invece il rischio che «una decisione concreta sulla creazione del Fondo non arrivi prima di settembre e quindi che lo strumento non sia operativo prima dell'inizio del 2021». Insomma fuori tempo massimo. D'altra parte, rilevano ancora gli analisti di Morgan Stanley, l'Eurogruppo dovrà prima definire i termini sulla linea di credito (Eccl) del Mes, prima che i governi possano firmare (e ci siano i voti parlamentari almeno in Germania, Italia e Paesi Bassi). Per il Sure, il processo legislativo inizierà con l'approvazione dei parlamenti nazionali ed europei. Mentre il fondo di garanzia Bei dovrebbe essere operativo entro le prossime due settimane - ragiona Goldman - Mes e Sure richiederanno più tempo (il termine previsto per il Consiglio dell'Ue è il 1 giugno).

Il pericolo è che sui mercati si possa di nuovo rovesciare un'ondata di vendite se continueranno a mancare indicazioni precise sugli strumenti anti-crisi in presenza di dati che segnaleranno il deterioramento del ciclo economico. Già ieri le Borse hanno mostrato di non aver accolto positivamente l'esito del vertice Ue dell'altra sera, con Milano in calo dello 0,89%, Parigi giù dell'1,3% e Francoforte scesa dell'1,69%. Ma le tensioni più palpabili si sono avvertite sullo spread Btp-Bund, salito fino a 260 punti base, con il rendimento del decennale al 2,12%, anche per effetto dell'attesa per il verdetto di S&P sul rating dell'Italia. Alla chiusura il differenziale si è però ristretto a quota 239, rispetto ai 247 del closing della vigilia. A spegnere la fiammata, il probabile intervento della Bce, che nelle ultime settimane sta comprando a piene mani titoli del debito tricolore.