"Respingiamo troppi migranti" ​E Frontex diventa caso in Ue

Secondo gli europarlamentari Verdi e di Socialisti e Democratici l'agenzia europea Frontex si sarebbe resa responsabile di azioni illecite aiutando la Grecia a respingere i migranti. Ma la realtà è ben diversa

"Respingiamo troppi migranti" ​E Frontex diventa caso in Ue

Grecia e Turchia sono ai ferri corti, di mezzo c'è la questione dei giacimenti di gas a largo di Cipro che Ankara rivendica anche per sé andando contro il diritto internazionale. Atene, membro Ue, chiede sostegno all'Europa. E da Bruxelles qui come si risponde? Andando a favore della Turchia di Erdogan.

Il paradosso sta emergendo con forza in questi giorni contrassegnati dalle richieste, giunte dagli eurodeputati dei Verdi e dei Socialisti e Democratici, di dimissioni del capo dell'agenzia Frontex, il francese Fabrice Leggeri. Richieste giunte al culmine di pressioni e prese di posizione contro il suo operato e, più in generale, contro Frontex.

Motivo? Proprio l'attività dell'agenzia per il controllo delle frontiere dell'Ue in Grecia. Così come sottolineato da Andrea Morigi su Libero, già da diversi mesi è partita una sorta di caccia alle streghe volta a condannare presunte complicità di Frontex nei respingimenti di migranti effettuati da Atene. Lo si nota ad esempio da un'inchiesta curata dal The Guardian, dal Der Spiegel e dal blog-collettivo Bellingcat. Nel report sono saltati fuori video e immagini che mostrerebbero il coinvolgimento di mezzi di Frontex nel respingimento dei migranti verso la Turchia.

Operazioni che, secondo gli autori dell'inchiesta, sarebbero illegali in quanto proibite dal diritto internazionale. Da qui anche le forti prese di posizione all'europarlamento contro l'agenzia europea e contro il suo numero uno. Ma occorre fare un passo indietro per comprendere al meglio la vicenda.

I greci non hanno respinto i migranti solo per puro vezzo. Né tanto meno per il piacere di usare la forza contro i barconi. I fatti risalgono a inizio 2020 e sono riferibili alle minacce del presidente turco Erdogan contro l'Ue. Quest'ultima era accusata da Ankara di mancato sostegno per la sistemazione dei profughi siriani nel Paese anatolico e di non aver appoggiato la Turchia nelle sue operazioni militari ad Idlib. Ma in realtà di mezzo c'era sempre la delicata diatriba sul gas cipriota. Erdogan ha dato seguito alle minacce, aprendo i confini a migliaia di migranti indirizzatisi prontamente verso la Grecia.

Per Atene l'unica vera arma per evitare di ritrovarsi a gestire massicce ondate migratorie era quella di irrobustire le frontiere. Sia quelle terrestri che quelle marittime. Da qui i respingimenti operati dalla Marina ellenica. È stato un modo, da parte greca, per ridimensionare la portata delle minacce di Erdogan. Evitare cioè che la Turchia possa fare il bello e il cattivo tempo con Atene, ma anche con Bruxelles. Aver rinforzato le frontiere ha evitato il peggio sia alla Grecia che all'Ue.

Ma per chi adesso critica eventuali complicità di Frontex con Atene, al contrario si è stati dinnanzi a violazioni del diritto. Chi ha difeso le frontiere, secondo la logica degli europarlamentari verdi e dell'estrema sinistra, deve essere liquidato. Il paradosso a questo punto è dato dal rischio che Bruxelles assuma una posizione vicina alla Turchia, che ricattava l'Ue, e di condanna verso una Grecia che ha invece difeso il territorio comunitario.

Non è un caso che le parole di chi oggi chiede la testa di Leggeri siano incredibilmente simili a quelle dei rappresentanti turchi: “Grecia e Frontex – dichiarava infatti già a marzo il ministro degli Interni turco Suleyman Soylu – si sono rese protagoniste del respingimento di 4.900 migranti e della morte di tre di loro”.

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