Dibba, Casaleggio e il piano anti grillini: cosa c'è dietro lo stop a Rousseau

La rottura tra Rousseau e i 5 Stelle apre nuovi scenari. Lo sguardo è rivolto a Di Battista: i parlamentari usciti dal Movimento aprono alla piattaforma comune

Dibba, Casaleggio e il piano anti grillini: cosa c'è dietro lo stop a Rousseau

Un divorzio che apre nuovi scenari. Con un percorso che si muove su un doppio binario: la rifondazione dei 5 Stelle, sotto l’egida di Giuseppe Conte, e la rinascita di un progetto che evoca lo spirito delle origini del Movimento. E qui lo sguardo è rivolto ad Alessandro Di Battista e a Davide Casaleggio. La rottura tra Rousseau, quindi Casaleggio, e il M5S non è certo piombata come un fulmine a ciel sereno: si attendeva solo la scadenza dell’ultimatum e la ratifica dell’addio, perché nessuna delle parti in causa aveva voglia di intavolare una trattativa. Gli strascichi non mancheranno, ma i protagonisti pensano alle prossime mosse.

L'apertura degli ex grillini a Casaleggio

Il convitato di pietra della rottura è Dibba, precursore dell’addio al Movimento: non ha condiviso l’appoggio pentastellato al governo Draghi. E si sta muovendo in proprio da battitore libero. “Ma i canali con Casaleggio sono rimasti sempre aperti, perché entrambi non apprezzavano la linea del M5S”, spiega una fonte parlamentare grillina. Così intorno a loro si agitano le prospettive. I parlamentari della componente l’Alternativa c’è, formata dagli ex 5 Stelle usciti in dissenso per il sostegno a Draghi, lanciano un appello al dialogo senza nascondersi.

“Non abbiamo alcuna preclusione, anzi l’auspicio è quello di poterci confrontare prima possibile con Rousseau”, dice a IlGiornale.it il deputato Pino Cabras, uno dei fondatori della componente L’Alternativa c’è, che alla Camera conta già su 14 parlamentari. “Possiamo quindi avviare un dialogo, purché ci sia un accordo sui temi. Ma in passato è già avvenuto che Rousseau si focalizzasse su argomenti di non stretta attualità politica, ma capaci di fornire una visione che abbiamo sempre condiviso”, aggiunge Cabras, lasciando intendere gli ampi margini di trattativa. L’intenzione è addirittura quella di ampliare la platea dell’iniziatica. “Certo Rousseau non sarà l'unico interlocutore - rimarca il deputato - perché il nostro progetto è ambizioso. Vogliamo mettere insieme tutte le opposizioni, per questo pensiamo a un comitato di saggi delle opposizioni”.

Insieme contro Draghi

La piattaforma per un progetto nuovo e barricadero c’è tutta. I problemi, tuttavia, non mancano. “È un magma disomogeneo, che solo nel nome dell'opposizione può trovare unità”, osserva una fonte che segue da vicino l’operazione. In molti garantiscono che Di Battista ha già una pattuglia parlamentare a disposizione, capace di andare oltre i numeri di Alternativa c’è. E i nomi sono anche di rilievo. Tra loro viene indicato l’ex sottosegretario al Ministero dell’economia e delle finanze, Alessio Villarosa, attualmente nel gruppo Misto a Montecitorio, che finora comunque non si è esposto.

Al Senato ci sono altri due big, come l’ex ministra del Mezzogiorno, Barbara Lezzi, da sempre fedele alla linea Dibba, e il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra. Con Casaleggio, Dibba ci sarebbe quella struttura digitale, necessaria per l’avvio di un progetto nuovo. “In realtà non tutti sarebbero d’accordo a ritornare con Casaleggio per ragioni varie. Ma alla fine, seppure a malincuore, accetterebbero tutti”. Peraltro, secondo quanto risulta a IlGiornale.it, alcuni parlamentari della componente ex grillina avrebbero voluto mettersi in contatto con Casaleggio per una consulenza di tipo informatico. Un riavvicinamento di fatto.

Il doppio vantaggio di Conte

E, in tutto questo, cosa fa il Movimento 5 Stelle? Tra i gruppi parlamentari nessuno si straccia le vesti per la chiusura del rapporto con Rousseau. “Per molti di noi è quasi una liberazione”, ammette una fonte parlamentare. Lo stesso Conte beneficia del cambiamento: adesso può accelerare sul suo “neo-Movimento”, come lo ha ribattezzato. La rottura con Casaleggio arriva infatti in concomitanza delle polemiche sul video di Beppe Grillo. Il fondatore e garante non vuole mollare, ma per forza di cose è costretto a mettersi un po’ in disparte. “Beppe ha altre questioni per la testa”, dice chi lo conosce bene, lasciando intendere che non vuole infilarsi nei veleni interni alla sua creatura. “Anche se di lui è nota l’imprevedibilità”, ammonisce un altro deputato.

Di fatto si è aperto uno spazio e, un po’ tutti, ora aspettano Conte: ha l’occasione di rifondare tutto, ripartendo da zero. “Ma deve dire chiaramente quando vuole entrare in gioco per prendere in mano la situazione, senza ulteriori esitazioni. E pronunciandosi anche sulla questione del secondo mandato”, è il ragionamento che circola tra i parlamentari alla seconda legislatura. Anche perché, di fronte a tentennamenti, le sirene anti-Draghi di Dibba e Casaleggio potrebbero diventare attraenti per chi finora non ha lasciato il Movimento nell’attesa di Conte.

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