Expo, battuti i «gufi» Ma ora che ne sarà?

Un inizio al rallentatore, poi la ripresa, infine una marcia trionfale. Visitatori entusiasti. Rebus sul futuro dell'area

Expo, battuti i «gufi» Ma ora che ne sarà?

L e ultime sette ore di coda al padiglione del Giappone, ora per chi non ce l'ha fatta resta il volo per Tokyo, di poco più lungo. Da sicuro fallimento (con annesso immancabile cotè di inchieste giudiziarie) a evento da non perdere neppure a costo di file disumane, a successo made in Italy su cui mettere il cappello, l'Expo chiude dopo 184 giorni tra le corse per mettersi in scia e il dubbio: che cosa sarà dell'enorme area? Il premier Matteo Renzi, non presente alla cerimonia di chiusura (l'aveva inaugurato il 1° maggio), telefona al commissario di Expo Giuseppe Sala per fargli i complimenti e forse rilanciare l'offerta di correre a Milano per il Pd. Su Twitter il premier usa l' hashtag «OrgoglioExpo» («È stato bello crederci, grazie a tutti. Viva l'Italia»), mentre Maria Elena Boschi intesta all'esecutivo il coraggio di aver messo la faccia su Expo, «molti ci suggerirono di non farlo perché sarebbe stato un fallimento - racconta il ministro -, questo governo ha invece creduto fortemente in Expo e oggi possiamo dire che è stato un successo di cui siamo orgogliosi». I numeri finali li annuncia Sala: 21,5 milioni di ingressi totali, più del previsto, 5 milioni solo a ottobre, il mese del grande assalto al Decumano. Dopo gli inni e la consegna della bandiera dell'Esposizione ai rappresentanti di Astana, la capitale del Kazakistan che ospiterà Expo 2017, evento ponte verso l'Expo 2020 a Dubai, tocca tirare le fila di sei mesi dell'Expo milanese, e il mood generale - davanti a migliaia di invitati nell'Open Air Theatre coloratissimo - è quello della vittoria. È il grande giorno di Beppe Sala, già candidato a tutto, che si commuove quando il presidente della Repubbblica lo ringrazia pubblicamente per il lavoro fatto. «I numeri non dicono tutto, ma raccontano che abbiamo fatto un buon lavoro - dice il commissario di Expo -. È la prova che l'Italia quando lavora con organizzazione e con creatività sa stupire il mondo, lo abbiamo conquistato con una prova di civiltà che è la più grande eredità di Expo».

In attesa di un bilancio più dettagliato anche sull'indotto per l'export creato dall'evento, Diana Bracco, vicepresidente di Confindustria e commissario del Padiglione Italia, parla di «un grande rilancio d'immagine del Paese e un enorme contributo al turismo, all'export e economia italiana» grazie all'Expo e al suo simbolo, l'Albero della vita, «icona mondiale del nostro orgoglio ritrovato». Toni trionfanti anche dal sindaco Giuiliano Pisapia («Milano saluta il mondo mostrando di cosa è capace l'Italia») e dal governatore lombardo Roberto Maroni («Un successo pieno, oltre ogni apsettativa. Abbiamo dimostrato di saper pensare in grande»). «Successo» è la parola che si ripete negli interventi sul palco, dal segretario generale del Bureau des Expositions Internationales, Vicente Loscertales, al ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina («Missione compiuta»). Nessuno cita i «gufi» che per sei mesi hanno tifato per un flop, ma il riferimento non è nemmeno troppo subliminale. Il capo dello Stato Sergio Mattarella mette il timbro di cera lacca: «La sfida è stata vinta da un'Italia che, quando si unisce in un impegno comune sa esprimere grandi doti e mostrare al mondo le sue originali qualità». Si chiude l'Expo, sulle note di «Nel blu dipinto di blu» cantate da un coro di bambini, e un tripudio di fuochi d'artificio, euforia da trionfo in mondovisione. Sei mesi fa nessuno ci avrebbe scommesso un euro.

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