L'export italiano extra-Ue ha retto anche alla prova dei dazi statunitensi e il 2025 si chiude con un bilancio che, alla luce del contesto internazionale, può essere letto come un risultato di tenuta più che soddisfacente. I dati Istat sul commercio estero mostrano infatti che, nonostante l'inasprimento delle barriere commerciali introdotte dall'amministrazione Trump a partire dall'estate, le esportazioni verso i Paesi fuori dall'Unione europea hanno continuato a crescere, confermando la solidità del sistema produttivo nazionale e la strategia di diversificazione dei mercati sostenuta dal governo.
Nel complesso dell'anno, l'export extra-Ue aumenta del 2,3%, in accelerazione rispetto al 2024. Particolarmente significativo è l'andamento degli scambi con gli Stati Uniti, che restano il principale mercato di sbocco: le esportazioni italiane crescono del 7,2% annuo, raggiungendo circa 70 miliardi di euro. Un risultato che smentisce le letture più pessimistiche sull'impatto dei dazi e conferma la competitività delle imprese italiane anche in uno scenario più protezionistico.
È vero che, sul fronte opposto, le importazioni dagli Usa registrano un balzo molto marcato, pari a circa il 36%, arrivando a 35 miliardi di euro. L'aumento è legato soprattutto ai maggiori acquisti di gas e di altri beni strategici, che hanno inciso sul saldo commerciale. L'avanzo con Washington scende così a 34,2 miliardi di euro, con una riduzione annua del 12%. Ma, come viene sottolineato in ambienti governativi, "si tratta di una flessione contenuta, soprattutto se rapportata all'intensità delle tensioni commerciali globali e al peso dei nuovi dazi".
Il punto centrale, infatti, è che poteva andare decisamente peggio. Il surplus complessivo con i Paesi extra-Ue si attesta a 56,1 miliardi di euro, solo il 2% in meno rispetto al 2024. Un risultato reso possibile dall'azione di compensazione messa in campo dal governo Meloni su altri mercati, a partire da quelli del Medio Oriente, dove l'avanzo commerciale cresce in modo netto, passando da circa 2,5 a oltre 8,6 miliardi di euro. Un segnale che, secondo fonti della Farnesina, conferma come "l'intensificazione delle relazioni economiche e diplomatiche con l'area mediorientale stia producendo risultati concreti per il sistema produttivo italiano".
Un contributo rilevante arriva anche da partner tradizionalmente importanti come la Svizzera, con un avanzo salito a quasi 20 miliardi di euro, dalla Russia, tornata a garantire un saldo positivo superiore ai 2 miliardi, e dal Giappone, dove l'avanzo supera i 4 miliardi. A questi risultati si aggiunge la riduzione dei disavanzi verso altre aree, dall'Africa settentrionale all'India, che alleggerisce ulteriormente la pressione sul saldo complessivo.
Nel 2025, dunque, l'Italia non solo ha difeso le proprie quote sui mercati più complessi, ma ha anche ampliato e rafforzato nuovi sbocchi commerciali. "La strategia del governo punta a rendere l'export meno dipendente da un singolo mercato e più resiliente agli shock esterni", viene spiegato dal ministero degli Esteri.
I numeri di fine anno indicano che questa linea ha consentito al commercio estero italiano di assorbire l'urto dei dazi americani senza perdere slancio, confermando una capacità di reazione che pochi altri Paesi europei possono vantare.