La F1 rinnega se stessa: basta donne

Decide lo sponsor: un esercito di fusti al posto delle tradizionali "ombrelline". Vettel: "Che brutto"

La F1 rinnega se stessa: basta donne

Il pilota si toglie il casco, sorride, è sudato, è stanco, l'adrenalina è ancora a mille, il pilota parla, regala le solite frasi di rito, racconta di pistoni, di cilindri, di sorpassi anche se qui sono pochini, poi a sorpresa si blocca, ed è lui a fare una domanda. «Scusate», chiede, «ma dove sono finite le ragazze della griglia di partenza? Com'era brutto oggi senza di loro...».

La sorpresa, lo sconcerto, lo stupore di Sebastian Vettel certificano una data destinata a restare impressa nella storia recente della Formula uno: se non la fine di un'epoca, la prima vistosa crepa che si insinua in un binomio che pareva monolitico e inscalfibile, consolidato com'era da decenni di corse e passioni e glamour e amori e drammi e avventure. Addio donne e motori, da ieri... solo motori.

La Formula uno dopo aver perso il rumore perde anche l'altra metà della propria anima e per di più lo fa sul palcoscenico più importante: il Gran premio più patinato e fotografato dell'anno. Le grid girl , le ragazze della griglia che accompagnano ogni cavaliere del rischio e sorridono e gli sorridono stando in piedi a fianco delle monoposto nei minuti che precedono il via, hanno lasciato il posto ai grid boys , fustoni con polo bianca che sorridevano - ma non ai piloti - e che con la loro presenza hanno ridimensionato l'ego ipertrofico dei driver, deliziando invece parecchio il pubblico femminile sugli spalti.

La rivoluzione (qualcosa era già avvenuto una decina di anni fa in un paio di Gp in America ma in modo meno evidente) non è stata decisa dalla Fom, cioè da patron Bernie Ecclestone che in griglia non c'era e che, pare non fosse entusiasta dell'idea. E non l'ha decisa la Fia, il governo dell'automobile, cioè Jean Todt. Il binomio donne e motori è stato spezzato dallo sponsor della corsa, la Tag Heuer, che ha voluto così omaggiare la madrina dell'evento, la modella Cara Delevingne, facendola scortare in pista da un piccolo esercito di grid boys .

Se non altro una F1 inaspettatamente al passo con i tempi, in un'epoca di referendum irlandesi sulle nozze gay e di polemiche sugli inciampi sessisti in Italia nel calcio femminile.

Una F1 che a questa rivoluzione ci è però arrivata per caso, per volontà altrui e senza volerlo. E forse questa è l'unica nota stonata in questo sport di... soli motori.

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