Il falco Rudy Giuliani vola verso la segreteria di Stato

L'ex sindaco di New York vicino al ruolo chiave La Cnn: «Trump rivedrà i trattati internazionali»

Valeria Robecco

New York Il mosaico sulla squadra di governo di Donald Trump si arricchisce di nuovi tasselli, mentre continua a divampare la polemica sulla scelta di Steve Bannon, ex responsabile del sito di estrema destra Breitbart News, come «capo stratega e consigliere anziano» del presidente eletto. Nonostante la portavoce del tycoon assicuri che si tratta di un «brillante stratega», i rappresentanti delle comunità afroamericana ed ebraica, così come esponenti di spicco del partito democratico, da Bernie Sanders a Nancy Pelosi, mostrano preoccupazione per la vicinanza di Bannon a gruppi xenofobi e razzisti. E anche tra i repubblicani si sono levate voci critiche.

Intanto il transition team prosegue il suo lavoro e il capo della squadra, il neo vice presidente Mike Pence, è arrivato ieri alla Trump Tower per «esaminare una serie di nomi per i posti chiave». Primo tra tutti quello di segretario di Stato: voci sempre più insistenti danno come favorito Rudy Giuliani, ex sindaco di New York paladino della tolleranza zero e fedelissimo di The Donald. Giuliani, che sarebbe il primo italoamericano a diventare capo della diplomazia americana, ha permesso al miliardario di conquistare una buona fetta di consensi, facendosi alfiere della lotta all'Isis e dello slogan «Make America Safe Again» (fai tornare l'America un luogo sicuro). Sulla sua nomina però si sarebbe spaccata profondamente la squadra di Trump: i collaboratori più vicini al re del mattone, come Bannon, sostengono la scelta di Giuliani. Mentre i rappresentanti dell'establishment repubblicano, tra cui il futuro capo di gabinetto Reince Priebus, vorrebbero puntare sul diplomatico John Bolton, ex ambasciatore all'Onu. E proprio per la poltrona del prossimo rappresentante permanente alle Nazioni Unite, Trump potrebbe rispondere ai detrattori con una nomina significativa dal punto di vista dei diritti civili: sembra infatti sempre più vicina la scelta di Richard Grenell, 50enne esperto di affari internazionali e apertamente gay, che diventerebbe il primo americano omosessuale dichiarato a ricoprire il ruolo. Portavoce di quattro ambasciatori, tra i quali il superfalco Bolton, Grenell è considerato decisamente pro-Israele e fortemente critico sull'agenda portata avanti dal presidente in carica, Barack Obama, in particolar modo per quanto riguarda il trattato sul nucleare iraniano.

Oltre alla formazione della squadra di governo, una data significativa nel periodo di interregno tra l'elezione del nuovo presidente e il suo ingresso alla Casa Bianca è quella del 19 dicembre, quando i 538 grandi elettori sono chiamati a confermare la scelta di Donald Trump come 45esimo Commander in Chief. Di fatto si tratta di una formalità, anche se alcuni irriducibili di Hillary Clinton sperano in un tradimento di massa (ipotesi praticamente impossibile vista la distanza tra i due). Nel lasso di tempo da qui all'Inauguration Day, il giorno dell'investitura ufficiale del nuovo presidente e del cambio della guardia con Barack Obama, fissato per il 20 gennaio 2017, il team di Trump ha ammonito il presidente uscente a non fare passi rilevanti in politica estera, perché potrebbe mandare segnali contrastanti. «Sulle questioni importanti, in cui Obama e Trump non sono allineati, non penso sia nello spirito della transizione tentare di far passare punti dell'agenda contrari alle posizioni» del tycoon, ha confidato a Politico un suo consigliere per la sicurezza nazionale.

Quel che è certo, è che dal primo giorno di presidenza Trump inizierà la rivoluzione della politica commerciale Usa. In un memo del transition team ottenuto dalla Cnn, infatti, si spiega che la nuova amministrazione «romperà con le ali globaliste sia repubblicane che democratiche, rigettando decenni di politiche commerciali concilianti». In primis, con la rinegoziazione o il ritiro dal Nafta.

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