Il destino del piccolo Domenico si è giocato in una manciata di minuti. Ed è proprio su quel lasso di tempo che sono concentrare le indagini per ricostruire i momenti salienti del suo trapianto di cuore al Monaldi di Napoli. La Procura di Napoli ha chiesto la sospensione dall'esercizio della professione per i due cardiochirurghi Guido Oppido ed Emanuela Bergonzoni ai quali contesta, oltre all'omicidio colposo con altri 5 medici, anche il reato di falso in concorso.
Secondo i pm napoletani sarebbe stata modificata la cartella clinica dell'operazione, cambiando l'orario di arrivo del cuore da Bolzano. Che sarebbe entrato in ospedale quando il cuore del piccolo Domenico era "già sul tavolo della sala operatoria", espiantato: pratica che non va mai svolta fino all'arrivo (e alla verifica) del nuovo organo. A dimostrarlo sarebbe un video girato da una perfusionista. "Eravamo in trepidante attesa - spiega una collega nei primi interrogatori di metà febbraio - per fare il video, per quello avevamo l'orario sotto controllo. Il contenitore chiuso (ndr, quello con il cuore di Bolzano) arrivò qualche minuto prima delle 14,30 (...). Quando il contenitore fu aperto e ci si rese conto che qualcosa non andava, il cuore 'vecchio' di Domenico era già sul tavolo". Il clampaggio (cioè l'applicazione delle pinze per occludere temporaneamente vasi sanguigni) sembra sia stato effettuato alle 14,18, "quando l'altro cuore non era ancora in sala".
L'interrogatorio preventivo per Oppido, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, e la sua vice Emma Bergonzoni, difesa dall'avvocato Vincenzo Maiello, è stato fissato al prossimo 31 marzo. I due cardiochirurghi avranno modo di raccontare la loro versione. Intanto la tensione al Monaldi resta alta e la direttrice Anna Iervolino, manager dell'Azienda dei Colli, dichiara di sentirsi "umanamente segnata come donna e come madre" dalla vicenda. E "tradita" da Oppido. Tanto che rifiuta qualsiasi idea di dimissioni perché, al contrario, vuole fare in modo che mai più accadano tragedie del genere". I suoi sospetti incominciò a maturarli il 29 dicembre (l'intervento era stato effettuato il 23 dicembre) "quando Giuseppe Limongelli, responsabile della parte cardiologica del trapianto, si era dimesso. Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa: chiesi le relazioni a Oppido e a Farina (ndr, la dottoressa che effettuò l'espianto a Bolzano)". La prima riunione urgente fu convocata il 30 dicembre. Poi Iervolino chiede una seconda relazione, che arriva l'8 gennaio e parla per la prima volta non più di "problemi generici con il ghiaccio" ma di "cuore congelato".
La direttrice parla di "tradimento" perché - spiega - "è preciso dovere deontologico di un medico informare correttamente i familiari dei pazienti. Da quel che è emerso finora, questo overe non è stato adempiuto e anche per questo è stata disposta la sospensione".