Per far ripartire l'Italia basta un fisco diverso

I ristori sin qui versati al lavoro dipendente e autonomo, artigiani, piccole e medie imprese, alle grandi dei vari settori sono circa 50 miliardi, cioè poco più di 3 punti di Pil, mentre il deficit di bilancio è salito perché è calato il Pil

I ristori sin qui versati al lavoro dipendente e autonomo, artigiani, piccole e medie imprese, alle grandi dei vari settori sono circa 50 miliardi, cioè poco più di 3 punti di Pil, mentre il deficit di bilancio è salito perché è calato il Pil. E così probabilmente arriveremo a un deficit dell'11% del Pil. Mostruoso. Ma con l'alta spesa per ristori, solo 1 su 5 dei beneficiari ha pareggiato le perdite, mentre 4 dei 5 dei soggetti che ho elencato sopra hanno avuto poco o niente Hanno chiuso i battenti o sono insolventi o troppo indebitati con l'erario, con l'Inps, con il Comune per i tributi locali, con le imprese di pubblica utilità, con banche, assicurazioni, parenti e con usurai. I nuovi poveri sono aumentati. I più colpiti sono: donne, giovani, lavoratori del commercio, del turismo, autonomi e pmi. E a questi soggetti si deve mirare per restaurare un'economia libera ed evitare la distruzione del ceto medio. Per mantenere e rimettere sul mercato quelle 4 persone e imprese su 5 che hanno avuto solo spiccioli, hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo occorrono innanzitutto la rottamazione delle cartelle esattoriali e un ampio condono fiscale. Essi, inoltre, daranno un provento che può servire per gli indennizzi sui costi fissi che ho elencato alle imprese che hanno chiuso i battenti o stanno per farlo. Inoltre, occorre introdurre un concetto di coprifuoco che non sia il lockdown. E lo interpreti nel suo significato originario di tregua che consente di muoversi nelle ore notturne non soltanto alle attività primarie (in particolare nella sanità), ma - altresì - alle persone che rientrano tardi alla propria dimora, purché in tempi ragionevoli, dopo l'orario legale di chiusura degli esercizi (ristoranti, bar, cinema, teatri circhi, convegni, ritrovi vari, musei, gallerie d'arte), con la sola dimostrazione di averlo rispettato. Ciò, fra l'altro, consente di non discriminare chi abita in periferia e va in centro e contro gli esercizi della periferia. Soprattutto urgono le riforme fiscali a favore del lavoro, in particolare di giovani e di donne. Ma anche a favore di pensionati che avendo pagato per intero i contributi, vogliano fare un nuovo lavoro, senza pagarli d nuovo, salvo un contributo di solidarietà. Occorre: A) restaurare la legge Biagi sul lavoro autonomo, ampliandola al lavoro da remoto; B) ristabilire l'esonero fiscale per il lavoro occasionale; C) dare la flat tax ai contratti di produttività; D) pagare l'asilo nido e quello di infanzia, per chi lavora. Serve altresì mantenere: I) i forfait per le partite Iva minori; II) le cedolari secche per il risparmio; III) quelle per gli immobili residenziali; IV) abolire l'imposta di registro per chi conferisce immobili personali a proprie srl e società azionarie, per detrarre costi di manutenzioni e investimento. Così, emerge l'economia in nero, aumenta l'occupazione, si tolgono gli ostacoli agli scambi, si accresce l'utilizzo del capitale fisico, si accresce il rendimento di quello umano, tutti stanno meglio e anche il fisco ci guadagna. E lo shopping di imprese della Cina, che minaccia l'integrità nazionale, e quello della 'ndrangheta arretra.

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