Il fastidio degli azzurri per l'accusa della Lega: allora loro alleati di Leu

Il Carroccio evoca inciuci ma nella scorsa legislatura votarono come la Boldrini

Il fastidio degli azzurri per l'accusa della Lega: allora loro alleati di Leu

Prima della sequenza di elezioni regionali c'è la distanza che aumenta sui temi di governo. E in Forza Italia aumenta il fastidio per la tattica della Lega, che si prepara a correre da sola ma vorrebbe scaricare sugli azzurri la responsabilità della rottura della longeva alleanza politica.

Il paradosso è evidente: la Lega in campagna elettorale ha sventolato lo spettro del Nazareno per tenere sulla corda Forza Italia, dopo il voto ha realizzato l'inciucio che imputava all'alleato. Il leader Matteo Salvini ora tenta di prolungare il gioco dialettico rivendicando la coerenza della Lega (che governa con un partito rivale nelle urne) e intanto sostenendo che «qualcun altro in Parlamento vota sempre più spesso con il Pd». Il gioco è scoperto e l'azzurra Deborah Bergamini risponde con un controparadosso: «Se applicassimo l'equazione della Lega alla Lega dovremmo dire che nella passata Legislatura Matteo Salvini era alleato del partito di Laura Boldrini». La parlamentare di Forza Italia fa infatti notare che «nella passata legislatura la Lega ha votato il 98% delle volte come Leu». Il punto è chiaro: trovarsi giocoforza insieme all'opposizione e votare contro il governo non significa essere alleati. Governare insieme invece sì.

La conclusione? è un sentimento diffuso in Forza Italia che Deborah Bergamini riassume così: «Se la Lega vuole rompere una coalizione che dove governa, governa bene, lo faccia con coraggio. Molli le poltrone che tiene in caldo in tutte le regioni italiane e si presenti con un accordo palese con il M5S». Dichiarazioni a cui fanno eco altre simili di rappresentanti del partito di Silvio Berlusconi.

Prima delle elezioni in Abruzzo, ad allontanare Forza Italia e la Lega, se Salvini decidesse di cedere ancora la guida economica del governo ai 5 Stelle, ci saranno i temi concreti: pensioni, lavoro, infrastrutture. La Lega accusa Forza Italia di votare con il Pd, ma dimentica che nella scorsa legislatura su Tav e Tap aveva votato contro i 5 Stelle e ora rischia di tradire quel voto. Ieri non è passato inosservato tra i parlamentari di Forza Italia il richiamo alla protesta del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. «La sfida - dice l'azzurra Elvira Savino - sarà sempre più fra i ceti produttivi, lavoratori, imprese, commercianti, artigiani, partite iva da un lato e i ceti parassiti grillini dall'altro». «Se il presidente di Confindustria sostiene che il decreto Di Maio aumenta il costo del lavoro, che il provvedimento danneggia le imprese, che le norme sono un ostacolo alle aziende bisognerebbe avere l'umiltà di fare un passo indietro e correggere gli errori», incalza il portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia Giorgio Mulè. Stessa musica per il deputato Alessandro Cattaneo: «L'Italia a 5 stelle non guarda al futuro ma a misure assistenzialiste e retrograde». Se a settembre la manovra colpirà di nuovo i ceti produttivi, è già chiaro con chi starà Forza Italia: «Di Maio vuole fare una legge Fornero al quadrato che colpisce funzionari, manager, professionisti, militari, una classe media già colpita - dice la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini - forniremo loro tutta l'assistenza possibile».

Al momento tengono le alleanze nelle Regioni in cui Fi e Lega governano insieme. In Abruzzo si tenta di ricucire, ma l'ipotesi che la Lega corra da sola resta in campo. Forza Italia, promette Gianfranco Rotondi, potrà invece contare sugli alleati di centro: «Sarà bello vedere la sorpresa del ritorno dello scudo crociato unito in una delle terre più democristiane d'Italia». Prove di nuovo centrodestra.

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