Guerra in Ucraina

Il Financial Times: "Zelensky uomo dell'anno". Un leader imperfetto ma perfetto per la guerra

Ha dimostrato grande coraggio. Ma dopo il conflitto farà i conti con i suoi limiti

Il Financial Times: "Zelensky uomo dell'anno". Un leader imperfetto ma perfetto per la guerra

Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht e aveva ragione da vendere. Agli ucraini, purtroppo per loro, ne è servito uno e lo hanno trovato in un uomo che mai avrebbe immaginato di ritrovarsi in quel ruolo. Perché Volodymyr Zelensky, ex attore comico inventatosi politico negli identici improbabili panni che aveva vestito davanti alla macchina da presa, pensava sì di doversi impegnare a dare una ripulita al marcio che infesta i palazzi del potere di Kiev, ma certo non di doversi trasformare in una sorta di Braveheart contro gli invasori russi, e meno che mai in un maestro di comunicazione e propaganda per ottenere dall'Occidente il sostegno decisivo per la sopravvivenza del suo Paese.

Il Financial Times, che l'ha nominato Persona dell'anno 2022, lo paragona a Winston Churchill, che negli anni terribili dei bombardamenti tedeschi sull'Inghilterra seppe tenere alti, con l'esempio e con l'uso magistrale della parola, morale e volontà di resistenza del suo popolo. Qualcuno sarà tentato di ironizzare. Nessun eroe è perfetto, e nemmeno Zelensky lo è. Però, quando giudichiamo le sue forzature e i suoi cali di stile dai nostri comodi divani sotto l'ombrello atomico della Nato, ci dimentichiamo che nelle città dell'Ucraina la gente muore sotto le bombe: il presidente preferisce incassare un rimbrotto da Biden per eccessive insistenze sulle forniture d'armi piuttosto che avere sulla coscienza più stragi e devastazioni.

A Kiev lo amano per questo, ma non solo. I suoi connazionali non dimenticano mai di dovere a lui se l'Ucraina è ancora in piedi. Si ricordano che Biden gli aveva offerto di lasciare il Paese per non finire assassinato dai russi con la sua famiglia, e che lui rifiutò: rimase nella capitale anche quando fu cinta d'assedio, anche sotto le cannonate, vestì i panni militari e si trasformò nella voce del coraggio nazionale. Compariva nelle piazze, al fronte: l'anti-Putin perfetto. Si ricordano anche che dopo il 24 febbraio seppe trovare subito l'atteggiamento giusto, combattivo, concentrato: «La Storia, il destino hanno scelto noi, e dobbiamo essere all'altezza», ripeteva. In settembre, mentre i missili russi cominciavano a distruggere le centrali elettriche, indirizzò questo messaggio beffardo al Cremlino: «Senza luce o senza voi? Senza voi», che divenne uno slogan di enorme successo sui social ucraini.

Un po' come accadde a George W. Bush dopo l'11 settembre 2001, un leader impacciato e con poca visione ha saputo tirar fuori nel dramma il meglio di sé. Yulia Mendel, che è stata la sua addetta stampa, lo ha definito «una persona del caos, e siccome in guerra è il caos lui ci si sente a casa». Certamente è più adatto a gestire la battaglia che ad amministrare in tempo di pace un Paese tradizionalmente corrotto. Quando la guerra sarà finita, gli verrà chiesto conto dei suoi errori e del suo autoritarismo: e proprio come Churchill, sarà rispedito a casa dagli elettori.

Zelensky, in realtà, ha scarsa fiducia nella coerenza a lungo termine dei suoi alleati occidentali. Quegli stessi che hanno risposto con generosi aiuti militari ed economici alle sue appassionate e spesso geniali allocuzioni in video rivolte ai loro Parlamenti, domani deluderanno larga parte delle sue aspettative. Se lo aspetta. Ma intanto, tutto quello che l'Ucraina aggredita dal Golia russo sta salvando contro ogni pronostico è merito suo.

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