Il fisco dal volto «umano»: per un euro, 5mila di multa

Il dl fiscale inasprisce le sanzioni per le partite Iva: basta un errore e si rischia grosso. Il governo pensa alla fiducia

Raffaella Malito

Roma Per il governo si apre un nuovo fronte: quello con il popolo delle partite Iva che promette battaglia se il regime sanzionatorio introdotto nel decreto fiscale non verrà modificato. Cuore di tale decreto collegato alla manovra è la rottamazione delle cartelle esattoriali che il governo ha sbandierato come operazione di «fisco amico». La rottamazione di Equitalia nasce proprio con l'intento di chiudere con un atteggiamento sul fisco vessatorio e crudele e di ridurre dunque sanzioni e more. Questo a parole. Nei fatti le cose stanno diversamente. E siccome il diavolo si nasconde nei dettagli, questa volta i dettagli sono stati smascherati dalle associazioni dei commercialisti (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico). Che in una nota hanno denunciato una situazione quasi paradossale eppur vera. Per effetto di una norma del decreto fiscale un errore, anche di un euro, nelle comunicazioni trimestrali Iva può comportare una sanzione amministrativa spropositata che va da 5mila a 50mila euro, come ha anticipato il quotidiano Italia Oggi. Un inasprimento dunque del regime sanzionatorio, altro che fisco amico. La nuova sanzione fa riferimento all'omessa, incompleta o infedele comunicazione della nuova comunicazione trimestrale dei dati delle liquidazioni periodiche Iva. Sanzioni talmente aspre, secondo i commercialisti, che non si giustificano anche considerando che tale comunicazione trimestrale è una comunicazione periodica. E che quei dati saranno poi nuovamente inviati all'erario tramite la dichiarazione annuale. Identico inasprimento sanzionatorio viene previsto per le ipotesi di omessa o errata trasmissione dei dati di ogni fattura da inviare per effetto del nuovo spesometro trimestrale. Qui la sanzione prevista va da 25 fino a un massimo di 25mila euro. Il decreto fiscale varato dal ministero dell'Economia «invece di semplificare un sistema fiscale che occupa il 126esimo posto nel ranking annuale sulla competitività elaborato dalla Banca Mondiale, aggiunge ben 8 nuovi adempimenti a carico di professionisti e imprese», scrivono i commercialisti. Che affilano i coltelli: «Se in Parlamento - dicono - non vi saranno sostanziali modifiche, avvieremo una campagna di comunicazione scrivendo alle oltre 5,4 milioni di partite Iva clienti dei nostri associati. Comunicazione che sarà volta a illustrare nel dettaglio a tutti i professionisti e a tutte le imprese italiane i nuovi adempimenti, i relativi costi e un sistema sanzionatorio che di fatto istituisce una nuova tassa occulta su tutte le categorie produttive del nostro Paese». Intanto il governo pensa già di ricorrere all'ennesima fiducia sul testo del decreto fiscale. Ieri sono iniziate nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera le votazioni degli emendamenti al dl che dovrebbe approdare in Aula alla Camera giovedì. Le operazioni di voto dovrebbero partire da venerdì, con il ricorso appunto quasi scontato alla fiducia. L'esame di Montecitorio potrebbe chiudersi lunedì. Il governo arranca invece in Parlamento sulla riforma Madia della dirigenza pubblica. In commissione Affari costituzionali al Senato è mancato il numero legale e la relatrice Pd e presidente Anna Finocchiaro non ha potuto depositare la bozza di parere.

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