Il flop del reddito 5s: chi incassa non fa lavori socialmente utili

Problemi anche a causa dei cosiddetti Puc, che i Comuni riescono difficilmente a realizzare: "Non bastano i 6 mesi previsti dalla legge, come del resto noi dell'Anci abbiamo sempre detto"

Il flop del reddito 5s: chi incassa non fa lavori socialmente utili

Il reddito di cittadinanza grillino continua inesorabilmente a fare acqua da tutte le parti. Pensato come forma di contrasto alla povertà, il sussidio avrebbe inoltre dovuto reinserire i cittadini che ne facevano richiesta nel mondo del lavoro, prevedendo anche lo svolgimento di impieghi socialmente utili per il proprio Comune di appartenza.

Un progetto ambizioso, che tuttavia, non è mai davvero riuscito ad ingranare. Tanti i furbetti del reddito che hanno ottenuto il sussidio senza averne alcun diritto. E per quanto riguarda i lavori socialmente utili (i cosiddetti Puc), sono pochi i percettori ad averne svolti. Il modello grillino prevedeva che in cambio del reddito i beneficiari lavorassero almeno 8 ore alla settimana per la collettività, ma i dati di oggi riportando un quadro ben diverso: all'inizio di questo anno solo 5 mila beneficiari sono stati coinvolti nei Puc, quando invece i percettori dell'assegno sono circa un milione.

La difficoltà dei progetti

A spiegare il reale stato delle cose ai microfoni de Il Messaggero è Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e delegato Anci per il welfare. "Se a dicembre i Comuni che avevano avviato i Puc erano il 15 per cento del totale, quindi poco più di 1200, oggi sono il 25 per cento circa, quindi attorno ai duemila. Rispetto a sei mesi fa c'è stata un'accelerazione ma la quota di percettori coinvolti rimane del tutto marginale", dichiara il primo cittadino.

Attualmente, insomma, il progetto grillino serve a poco, almeno ai Comuni. Un problema, puntualizza Vecchi, risiede proprio nella realizzazione dei Puc. Per metterli a punto serve più tempo rispetto a quanto preventivato: "Non bastano i 6 mesi previsti dalla legge, come del resto noi dell'Anci abbiamo sempre detto".

Ad inizio 2021, solo 1247 Comuni sono riusciti a proporre dei progetti utili per la collettività, coinvolgendo 5.145 percettori del reddito. Troppo poco. Eppure il programma del Movimento 5 Stelle prevede che il beneficiario del sussidio debba sottoscrivere un patto per il lavoro o per l'inclusione sociale, rendondosi disponibile ad aderire a dei progetti utili per la collettività, per un numero di ore che va dalle 8 alle 16 settimanali. La mancata partecipazione ai Puc comporta la decadenza del reddito. I Comuni, tuttavia, non riescono a mettere a punto un progetto entro i 6 mesi previsti, e la responsabilità non è solo loro.

"Servono fondi e personale per avviare i Puc", prosegue Vecchi, che aggiunge: "Non è una procedura semplice, vanno sentiti i centri per l'impiego, bisogna predisporre i bandi, è necessario stipulare le assicurazioni per i beneficiari coinvolti".

Insomma, la misura tanto cara ai pentastellati si è rivelata più problematica del previsto, ed assai deludente. Gli effetti sono sotto agli occhi di tutti.

Beneficiari senza lavoro

"C'è chi prende i soldi del reddito di cittadinanza dal 2019 senza aver mai restituito nulla alla comunità", è la considerazione finale di Luca Vecchi. Molti dei percettori del reddito vorrebbero davvero mettersi a disposizione e lavorare, ma i Puc non arrivano. Fra i progetti realizzati sino ad ora ci sono la pulizia dei cimiteri e delle aree pubbliche, lo svolgimento di attività di vigilanza di musei e strade, oppure il supporto nell'organizzazione di eventi pubblici. I numeri, però, sono scoraggiati. A dicembre, nel nord Italia, solo il 10% dei Comuni aveva messo a punto dei Puc. Risultati leggermente migliori nel centro e nel sud, dove ad avviare i progetti sono stati rispettivamente il 19 ed il 22 % dei Comuni.

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