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Fraccaro salva Conte: "Mascherine farlocche? Sapevo ma non lo dissi". Scoppia il caso Paladino

L'ex sottosegretario ammette che ignorava la norma ad hoc per il suocero del premier

Fraccaro salva Conte: "Mascherine farlocche? Sapevo ma non lo dissi". Scoppia il caso Paladino
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Durante la pandemia c'era il pericolo che medici e infermieri indossassero mascherine farlocche - lo dicono perizie e sentenze - eppure il braccio destro di Giuseppe Conte, Riccardo Fraccaro, non lo disse a nessuno a Palazzo Chigi "per non intralciare la magistratura" che nonostante le prove ha archiviato. Questo dice sotto giuramento l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Conte II alla commissione Covid. Alla faccia della salute degli italiani. E ovviamente Fraccaro nulla sapeva della norma del 2020 che ha favorito il padre della compagna di Conte Olivia Paladino, inclusa nel Dl Rilancio 34 del 19 maggio 2020, che ha rivalutato gli immobili alberghieri e ha cancellato per l'albergatore il ruolo di agente contabile per la riscossione della tassa di soggiorno, con effetto retroattivo.

L'audizione piena di troppi non so di un balbettante e spaurito Fraccaro di ieri è partita dalle rivelazioni del whistleblower delle Dogane Miguel Martina vittima di mobbing certificato dal tribunale, il quale coi Nas si era reso conto della "mer... per medici e infermieri che stava arrivando" e lo disse ai vertici. Anche l'ex sottosegretario grillino sapeva, "avevo il suo dossier ma ritenevo inverosimili le irregolarità segnalate". Talmente inverosimili che Martina per aver scoperto le mascherine farlocche si è beccato due minacce di morte, consegnate in Procura, perché "questo è un affare di Stato che ci stritola tutti", gli dissero. Martina e Fraccaro si conoscono da anni, complice la comune militanza grillina dalla prima ora. Da qui la confidenza e i molti messaggini scambiati, di cui la capogruppo Fdi in commissione Covid Alice Buonguerrieri ha chiesto l'acquisizione.

Oggi sappiamo che fu Martina a suggerire caldamente la nomina alle Dogane di Marcello Minenna (in Calabria col centrodestra dopo qualche guaio giudiziario da cui finora è uscito pulito). "È un uomo di Stato validissimo", sottolinea Fraccaro, ammettendo che anche Minenna era a conoscenza del dossier. Eppure aveva detto di non conoscere Martina, suo influente sponsor politico con il governo grillino, così dice Fraccaro. Tutti grillini e tutti amici fino alle strane acquisizioni di Arcuri presso tre consorzi cinesi facenti capo a Cai Zhongkai - che la Procura di Roma considera colpevole di frode in pubbliche forniture aggravate dall'aver ingannato il Cts, e di conseguenza Dogane, Iss e Inail - strapagate nonostante certificazioni false, confermate in commissione Covid dagli investigatori della Guardia di Finanza che le hanno fatte tutte sequestrare a Gorizia (sentenza del 22 aprile 2021 firmata Marcello Coppari), come il maggiore Eugenio Marmorale, che per questo è stato più volte aggredito verbalmente dall'opposizione, ricordano da Fdi. "Incontrai Martina pure a Palazzo Chigi l'8 luglio (sempre all'insaputa di Conte, ndr), mi diede il dossier ma non lo lessi, mi disse che Minenna sapeva, mi parlò delle minacce e che aveva sporto denuncia - è la verità di Fraccaro - ma non ne parlai né con Conte né con altri". "Ci sono prove che lo smentiscono e di cui dovrà rispondere", ci dice una fonte, che evoca la possibile epidemia colposa

"Fraccaro smonta le teorie del complotto care a Fdi, non voleva inquinare indagini in corso", è la penosa versione del grillino Alfonso Colucci di fronte a un compagno di partito immolatosi come un kamikaze davanti alla Storia e alla giustizia, pur di salvare l'ex premier "a sua insaputa": quello dei Dpcm a tarda notte, dei lockdown e delle compressioni delle libertà costituzionali che tutto decideva e nulla sapeva di ciò che combinava il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri, le Dogane e la Protezione civile dove lui - ipse dixit a Report - aveva piazzato i servizi segreti. Gli stessi 007 come Enrico Tedeschi dell'Aise, su cui Conte aveva la delega fino al penultimo giorno da premier, che agli inquirenti diceva di aver individuato l'avvocato Luca Di Donna come riferimento delle mascherine, e che così spendeva la sua influenza per fare affari milionari mentre la gente moriva.

Lo stesso Di Donna investito dal mentore di Conte Guido Alpa di dare una mano a lui appena cacciato da Palazzo Chigi a "organizzare un partito" fino a cacciare Beppe Grillo grazie alle elezioni e allo Statuto messe in piedi dal notaio Colucci, quello in commissione Covid.

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