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Francesi e giapponesi via libera a Hormuz. Trump: "Lo apriremo"

Controlli e pedaggi per passare per lo Stretto. Ma dal 1° marzo passaggi crollati del 94%

Francesi e giapponesi via libera a Hormuz. Trump: "Lo apriremo"
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Una portacontainer francese e una nave cisterna giapponese hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, mentre tre petroliere dell'Oman sono apparentemente entrate navigando a ridosso della costa del proprio Paese, seguendo una rotta alternativa rispetto al consueto percorso attraverso le acque iraniane. Sono gli ultimi sviluppi sul cruciale canale rimasto praticamente bloccato dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, mentre Donald Trump afferma che "con un po' più di tempo possiamo facilmente aprire lo Stretto, prendere il petrolio e fare una fortuna. Potrebbe essere un pozzo petrolifero per il mondo?". E all'Onu, il Bahrein mette ai voti oggi una bozza di risoluzione che punta ad autorizzare l'uso della forza "difensiva" per proteggere il traffico marittimo a Hormuz da eventuali attacchi di Teheran.

Giovedì, la nave portacontainer Kribi, appartenente al gruppo armatoriale Cma Cgm, ha attraversato lo Stretto per lasciare il Golfo Persico, mostrando tramite il suo segnale di navigazione di avere un "proprietario francese" e ha utilizzato una rotta apparentemente approvata dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, che ha attuato un sistema di registrazione delle "navi autorizzate", che devono pagare un pedaggio salato al "casello" di Larak: agli operatori navali viene richiesto di contattare intermediari, devono presentare la documentazione completa su proprietà, carico ed equipaggio e devono attendere la "verifica geopolitica". Se la nave supera i controlli, i pasdaran rilasciano un codice di autorizzazione e le istruzioni di rotta dietro pagamento di un pedaggio fino a 2 milioni di dollari tramite oscuri canali: oltre al salasso, le compagnie di navigazione temono che versare denaro al regime possa far scattare le sanzioni occidentali. Dopo la Kribi anche una nave cisterna giapponese per il trasporto di gas liquido ha attraversato Hormuz.

Le tre petroliere che hanno segnalato la propria appartenenza all'Oman, invece, hanno seguito la rotta opposta rispetto a quella approvata dalla Repubblica islamica, navigando a ridosso della costa del proprio paese. E il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, come riporta l'agenzia iraniana Irna, ha detto che Teheran starebbe elaborando un protocollo con l'Oman per monitorare il traffico attraverso lo Stretto. Mentre martedì Pechino ha indicato che tre navi cinesi avevano recentemente attraversato lo Stretto esprimendo "gratitudine" alle parti coinvolte. Secondo i dati di Kpler aggiornati a ieri mattina, le navi che trasportano materie prime hanno effettuato 240 traversate di Hormuz dal 1° marzo, con un calo del 94% rispetto a prima della guerra.

Intanto, il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi ha messo in guardia in vista di qualsiasi "azione provocatoria da parte degli aggressori e dei loro sostenitori, anche in seno al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, riguardo alla situazione ad Hormuz, che complicherebbe ulteriormente la situazione". La bozza al vaglio del Cds è stata modificata più volte nel tentativo di raccogliere il supporto della maggioranza dei membri ed evitare il veto di Russia e Cina, ma ha scarse possibilità di successo. L'ultima versione dà il via libera agli Stati membri per l'impiego di "tutti i mezzi difensivi necessari e proporzionati alle circostanze", con l'obiettivo di "garantire il diritto di passaggio in transito e scoraggiare qualsiasi tentativo di chiudere, ostruire o interferire in altro modo con la navigazione internazionale attraverso lo Stretto". Ma non invoca più esplicitamente il Capitolo VII della Carta Onu, che consente al Cds di autorizzare l'uso della forza armata per ristabilire la pace.

"Non possiamo accettare un terrorismo economico che colpisce la nostra regione e il mondo intero. L'intero pianeta risente degli sviluppi in atto", afferma Jamal Alrowaiei, ambasciatore del Bahrein presso le Nazioni Unite e presidente di turno dell'organismo.

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