Frontex svela il bluff del governo «Chiudere i porti? Non ci risulta»

La portavoce: "Lavoriamo per il Viminale, saremmo i primi a saperlo. Di foreign fighters in Italia non posso parlare..."

Frontex svela il bluff del governo «Chiudere i porti? Non ci risulta»

L'idea del governo di chiudere i porti alle navi delle Ong estere cariche migranti non è altro che un bluff. La conferma arriva da Frontex, la cui portavoce, Izabella Cooper, dice a chiare lettere: «Non c'è alcuna comunicazione ufficiale». Insomma, le solite chiacchiere per tenere buoni gli italiani.

Signora Cooper, qual è la posizione ufficiale di Frontex di fronte all'ipotesi che l'Italia possa chiudere i porti agli immigrati in arrivo?

«Non abbiamo ricevuto alcuna notifica ufficiale su questa cosa. Noi lavoriamo per il ministero degli Interni e qualsiasi cambiamento dovrebbe essere prima comunicato da loro».

Frontex, oltretutto, è stata la prima ad accusare le Ong di entrare in acque libiche per recuperare i migranti. Giusto?

«Non abbiamo mai accusato le Ong, ma ubblicato un rapporto che diceva che le organizzazioni non governative operavano a poche miglia dal territorio libico. Possiamo dire, però, che i nostri apparati, durante ogni salvataggio, raccolgono prove anche fisiche di come si muovono i trafficanti di esseri umani. Tutte queste prove le passiamo alla Polizia di Stato. Pensate che solo 2015 i trafficanti hanno fatto affari che si aggirano tra i 4 e i 6 miliardi di euro».

Come si sta operando nell'ambito dell'operazione Triton?

«La zona operativa è molto vasta e copre i flussi da Tunisia, Algeria, Libia, Turchia, Egitto, fino all'Albania. Impieghiamo 12 navi, 3 aerei, 3 elicotteri e 400 guardie costiere e guardie di frontiera che operano sia come equipaggi dei mezzi tecnici appena citati, sia assistendo le autorità italiane nei vari hotspot per l'identificazione e le registrazioni dei migranti, sia per l'individuazione dei trafficanti attraverso operazioni di intelligence. Dallo scorso anno abbiamo anche la possibilità di trattare i dati personali e quindi ci occupiamo anche di altre forme del crimine transfrontaliero, come terrorismo, foreign fighters».

Quindi siete in grado di dirci se tra i migranti in arrivo in Italia c'erano anche foreign fighters?

«Non ne posso parlare, sono dati che non possiamo dare, ma posso dire che è una situazione che stiamo guardando con grande attenzione».

Qual è l'utilità sostanziale dell'operazione Triton?

«Sorveglianza delle frontiere, assistenza Sar, che è una priorità assoluta, considerando che i trafficanti mettono sui gommoni sempre più persone. Prima facevano partire una ventina di persone, in media, ora ne vediamo anche 160-170. Siamo un'agenzia che collabora con le istituzioni e siamo attenti che nessuno entri in modo inosservato. Dalla Turchia, ad esempio arrivano migranti nascosti sulle imbarcazioni a vela. Vengono condotte da ucraini addestrati sul Mar nero a condurre le barche e dietro ci sono organizzazioni criminali egiziane. Ci dobbiamo assicurare che siano tutti identificati. Se ci sono persone che arrivano nascosti la domanda è "perché?"».

É facile identificare la provenienza degli immigrati?

«La registrazione parte dalle impronte digitali, attraverso il sistema Eurodac, serve al di là dell'identità dichiarata. E poi si vagliano le dichiarazioni dei migranti grazie all'operato da agenti delle varie polizie europee, il cui compito è quello di accertarne la provenienza. Alcuni possono avere documenti falsi».

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