La fuga del bandito Mesina e il passo falso di Bonafede

L'ex "primula rossa" del banditismo sardo si è dato alla fuga dopo la condanna definitiva a 30 anni di prigione. Le responsabilità del Guardasigilli

La fuga del bandito Mesina e il passo falso di Bonafede

Condannato a trent’anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga, Graziano Mesina è ora irreperibile. E viene da chiedersi come sia potuto succedere.

Il 78enne, scarcerato per decorrenza dei termini, era tornato a vivere nella sua Orgosolo, in provincia di Nuoro: ieri, poco prima della sentenza in appello, per la prima volta dopo dodici mesi non si è presentato in caserma dai carabinieri per l’obbligo di firma, facendo presagire una fuga. In serata, post verdetto della Cassazione, quando i carabinieri si sono recati presso la sua abitazioni non l’hanno più trovato.

Da quanto emerso nelle utime ore, Mesina si sarebbe reso irreperibile già prima che arrivasse la conferma del rigetto, da parte della Corte di Cassazione, del ricorso dei suoi avvocati contro la condanna a trent’anni anni. Mesina avrebbe lasciato la sua casa di Orgosolo ore prima che i giudici si pronunciassero e ora è ufficialmente ricercato dalle forze dell’ordine.

Graziano Mesina, detto "Gratzianeddu", è stato il più famoso esponente del banditismo sardo del dopoguerra: secondo la Dda di Cagliari sarebbe stato a capo di due gruppi criminali attivi in punti geografici della Sardegna per coprire l'approvvigionamento di vari tipi di sostanze stupefacenti. Con il rigetto del ricorso decade in via definitiva la grazia concessa a suo tempo dal presidente della Repubblica; era il 2004 e il capo dello stato era Carlo Azeglio Ciampi.

Ora è nuovamente latitante ed è difficile non andare a chiedere lumi al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Il caso di Mesina è poi purtroppo solo l’ultimo caso di una recente lunga serie di errori di cui il ministero della Giustizia si è reso protagonista. Oltre allo spinoso caso Nino Di Matto – negli scorsi mesi il magistrato ha sostanzialmente accusato il titolare grillino di via Arenula di avergli negato la promozione al Dap-Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in seguito alle lamentele di alcuni boss mafiosi – le scarcerazioni causa coronavirus di decine di esponenti della malavita e anche le rivolte dei detenuti scoppiate all’unisono, sempre nelle scorse settimane, in varie istituti penitenziari dello Stivale.

Ora la fuga del pericoloso criminale, peraltro preannunciata dalla mancata firma in caserma. Una fuga dunque preannunciata che non ha però portato Bonafede e il suo dicastero a prendere provvedimenti, per evitare la fuga, consumatasi in queste ultime ore. Un nuovo caso che imbarazza il ministero della Giustizia, che avrebbe potuto e dovuto fare di più.

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