La fuga di Conte leader senza voti: deve rifiutare il seggio del Pd

Il presidente M5s dice no dopo l'uscita di Calenda: "Non che la mia presenza in Parlamento sia necessaria". E sul Colle: "Bene Berlusconi sul reddito, ma non sarà il nostro candidato"

La fuga di Conte leader senza voti: deve rifiutare il seggio del Pd

«Ci sono le slides?» Giuseppe Conte si presenta in conferenza stampa a Montecitorio e svicola sull'argomento del giorno. Dopo una presentazione, con tanto di diapositive, dei 17 comitati che costituiranno l'ossatura del «nuovo corso» del Movimento, Conte arriva al punto soltanto dopo una domanda posta da un cronista. Verso la fine dell'incontro con i giornalisti, a tratti surreale, mentre Carlo Calenda lanciava la sfida sul collegio di Roma1 alla Camera, quello lasciato vuoto dal neo sindaco Roberto Gualtieri, il leader pentastellato archivia come se nulla fosse. La notizia che ha tenuto banco per due giornate viene liquidata in mezzo a discorsi abbastanza fumosi sulla struttura del M5s. «Ho declinato», spiega Conte riferendosi alla proposta avanzata dal Pd di una sua candidatura per il seggio di Montecitorio lasciato libero da Gualtieri. Dopo un'altra domanda aggiunge: «Non credo affatto che la mia presenza in Parlamento debba essere necessaria. Non avere uno scranno non sarà un ostacolo per trovare la soluzione che il M5s vuole perseguire sul Quirinale, ovvero un Capo dello Stato di alto profilo morale». Una giustificazione che ha il sapore della fuga. Soprattutto dopo gli annunci di una candidatura di Calenda per lo stesso seggio. Con il leader di Azione forte di un 31% della sua lista a Roma centro alle ultime elezioni comunali. Eppure domenica sera sembrava quasi fatta. Nell'entourage dell'ex premier pensavano che uno scranno alla Camera sarebbe stato indispensabile per gestire la partita della successione a Sergio Mattarella. Ieri cambia tutto. Conte è assillato dai dubbi su un test che sarebbe stato una scommessa sulla sua leadership. E se dopo mezzogiorno le fonti ancora non si sbilanciavano: «È più no che sì», il messaggio recapitato alle agenzie, nel pomeriggio il passo indietro si fa concreto. «Al 90% non si candida», ripetevano i contiani. «Ha troppa paura di Calenda», metteva il carico parlando con il Giornale un influente deputato annoverato tra i critici di Conte. Tra i pericoli percepiti dal giurista di Volturara il rischio di una vittoria non schiacciante, in un collegio appannaggio del centrosinistra. Di nuovo la fuga dagli elettori.

Quindi la conferenza stampa è l'ufficializzazione di una rinuncia che, secondo le malelingue, sarebbe stata propiziata anche dai timori di un sabotaggio da parte dei non pochi avversari interni. Alla luce del contesto vale poco la rivendicazione di voler «partecipare da protagonista» al grande gioco del Quirinale. Perché - dice Conte - «sono leader della più forte forza politica in maggioranza». Ma lo stesso ex premier sa benissimo di essere invischiato in una giungla di correnti. «Il M5s sarà la forza politica più compatta», ribadisce e sembra scaramantico più che convinto. L'infornata di nomine col bilancino conferma il tentativo di tenere buoni tutti. Tra i coordinatori dei comitati (giovedì il voto sulla piattaforma insieme a quello per i 5 vicepresidenti) entrano Chiara Appendino (Formazione) e gli ex ministri Lucia Azzolina (Istruzione), Nunzia Catalfo (Lavoro), Alfonso Bonafede (Rapporti territoriali). Spazio a personaggi che si erano allontanati da Conte come Stefano Buffagni (Economia). Dentro Vittoria Baldino alle Politiche giovanili dopo che è sfumata la sua candidatura a capogruppo alla Camera. Conte promette altri incarichi, nuovi comitati da istituire nei prossimi mesi.

Dunque attacchi a Matteo Renzi, le cui uscite sono definite «saccenti e sguaiate». «Con lui sarebbe un campo di battaglia, non un campo largo», affonda Conte. Elogi al «serissimo» Mario Draghi e ancora no al voto anticipato: «Il Paese non ha bisogno di elezioni, serve stabilità». «Bene il suo cambio di rotta sul reddito di cittadinanza, ma non sarà il nostro candidato al Quirinale», il commento su Silvio Berlusconi.

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