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Quell’uranio al 60% è la prova provata delle bugie iraniane

La trattativa non va bene: l'Iran non vuole consegnare il suo pacchetto di uranio, è la sua forza, non l'ha mai fatto anche quando gli sarebbe convenuto, quando aveva promesso e aveva firmato

Quell’uranio al 60% è la prova provata delle bugie iraniane

Nella bella città portuale di Haifa, la gente ieri si è affollata lungo il mare scrutando l'orizzonte per vedere arrivare la Gerald Ford da Creta. Meglio di un calmante, mentre si aprivano nel Paese i rifugi, i dipendenti dell'ambasciata americana non indispensabili ricevevano l'indicazione di lasciare il Paese e Tel Aviv respirava profondamente prima del buio, quando tutto può accadere. Alla tv il portavoce dell'esercito diceva state tranquilli. Intanto, le agenzie battevano l'avviso riservato dell'Aiea, l'agenzia Onu per l'energia atomica. È spuntato ieri dalle carte che conservano i segreti del nucleare: a Isfahan sottoterra sono conservati parecchi dei 450 chili di uranio arricchito al 60%, una percentuale che si spiega soltanto con l'intenzione di costruire bombe e testate atomiche destinate a obiettivi dichiarati: Usa, Israele, Europa. È una quantità molto pericolosa di uranio quella nelle mani di un regime che ha costruito missili che possono arrivare a 3.500 chilometri di distanza e droni per Putin; che ha costruito una catena d'acciaio per occupare il Medioriente usando sia l'estremismo sciita degli Hezbollah sia quello sunnita di Hamas, formando alleanze con tutti i despoti del mondo e in casa schiacciando dissidenti, donne, gay. La trattativa non va bene: l'Iran non vuole consegnare il suo pacchetto di uranio, è la sua forza, non l'ha mai fatto anche quando gli sarebbe convenuto, quando aveva promesso e aveva firmato. I cittadini soffrono le sanzioni per la menzogna continua degli ayatollah che invece esportano i loro miliardi a Mosca, in Turchia, in Cina. Adesso la guerra è all'orizzonte. Sembra che l'Iran abbia consumato la sua ultima occasione. E dunque, occorre un fronte unito, anche europeo, per mettere fine allo strangolamento delle dinamiche mondiali, alla smania di conquista che assedia il Medioriente. Ieri si poteva leggere sul Financial Times un pezzo del vicedirettore Janan Ganesh, molto liberal: la guerra non funziona più, non ottiene i risultati che ci proponiamo, tanto vale farne a meno.

Vorrei vederlo seduto qui mentre medita sull'inutilità di combattere, ad aspettare l'uso dei 450 chili di uranio arricchito e i missili iraniani, mentre dà il bacio della buonanotte ai suoi bambini. E intanto si viene a sapere anche che l'Iran ha già rifornito di missili Hamas a Gaza, di kalashnikov e esplosivo i palestinesi di Ramallah, e di un miliardo di dollari gli Hezbollah.

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