A fuoco l'auto di Petry l'avversaria della Merkel

A 24 ore dal voto attentato incendiario contro l'antagonista più temuta dalla Cancelliera

Noam Benjamin

Vigilia elettorale incendiaria in Germania. A poche ore dal voto, oggi nella capitale, per il rinnovo del Senato locale e la scelta del nuovo sindaco-governatore, ignoti a Lipsia hanno appiccato il fuoco all'automobile di Frauke Petry, la co-leader di Alternative für Deutschland. Con la sua opposizione frontale alla politica di accoglienza dei profughi dettata da Angela Merkel, la 40enne Petry sta inanellando una serie di vittorie elettorali: l'ultima due settimane fa nell'orientale Meclemburgo dove AfD è diventato il secondo partito, scavalcando la Cdu della cancelliera. Questa sera lo spoglio indicherà con quale percentuale AfD entrerà nell'assemblea legislativa berlinese: i sondaggi le attribuiscono fra il 10 e il 15% dei consensi. L'attacco incendiario ha fornito all'assertiva Petry l'occasione di sollevare nuove polemiche. «Particolare piccante», si legge in una nota di AfD, «la città di Lipsia aveva rifiutato di condurre indagini per conto di Frauke Petry ritenendo insussistenti le presunte minacce ricevute; un errore corretto solo una settimana fa su iniziativa dei servizi di intelligence della Sassonia». Traduzione: AfD è vittima della violenza politica della sinistra, quella stessa che mesi fa socialdemocratici in testa sollecitavano i servizi mettere sotto osservazione AfD quale partito antidemocratico, incompatibile con lo spirito e il dettato della Costituzione tedesca.

L'assalto di Petry alla cancelliera e al suo partito è a 360 gradi. Giorni fa, intervistata da Stern, la giovane leader aveva dichiarato: «Io ho quattro figli, Merkel nessuno. I figli ti aiutano a guardare al di là del tuo orizzonte, cosa che la cancelliera non fa». E ancora: «Sul medio termine sta a noi prendere il posto della Cdu come grande partito popolare». La grande coalizione al governo a Berlino guidata dal sindaco socialdemocratico Michael Müller spera di reggere all'onda d'urto del partito anti-immigrati e anti-euro e tuttavia la tensione politica non è limitata alla capitale. Ieri in sette città tedesche si sono tenute altrettante manifestazioni contro gli accordi di libero scambio fra l'Ue e gli Usa (Ttip) e fra l'Ue e il Canada (Ceta), una battaglia sulla quale convergono tanto la sinistra al governo (socialdemocratici) che quella all'opposizione (Linke e Verdi), sia Alternative für Deutschland. Abbandonata anche dagli alleati bavaresi, Merkel è rimasta sola a sostenere che l'aumento degli scambi transatlantici gioverà alla crescita dell'economia tedesca; e se complessivamente in piazza sono scesi solo 100 mila dimostranti, un sondaggio Ipsos dice che 28 tedeschi su 100 ritengono i due possibili accordi «svantaggiosi» e il 52% immagina che gli stessi renderanno più facile l'importazione di prodotti scadenti. In aiuto della campagna di AfD giungono anche le notizie da Bautzen (40 mila abitanti), in Sassonia. Qua la polizia è dovuta intervenire in forze per bloccare gli scontri violenti fra estremisti di destra e richiedenti-asilo mediorientali: invocata da Merkel come panacea per l'economia, l'accoglienza degli stranieri non funziona là dove non c'è lavoro. E Frauke Petry, forte del 15% a livello federale ma fortissima nell'ex Ddr, l'ha capito molto bene.

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