La gaffe di Confindustria sul Green Pass per lavorare

Una lettera interna prevede anche la sospensione dello stipendio. Ma senza l'obbligo vaccinale non è ipotizzabile

La gaffe di Confindustria sul Green Pass per lavorare

La linea di Confindustria, favorevole ai Green Pass obbligatori sul posto di lavoro, è emersa un po' alla chetichella. Tanto che ieri un pezzo da novanta dell'associazionismo industriale, il presidente della Lombardia, Marco Bonometti, ha detto al Giornale: «Non mi risulta che esista una posizione ufficiale di Confindustria sul Green Pass».

Tutto nasce da una lettera spedita via email dal direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti ai direttori delle associate territoriali e settoriali del sistema. Nel documento si legge che, nonostante la campagna vaccinale, «numerose imprese associate hanno segnalato la presenza di percentuali consistenti di lavoratori che scelgono liberamente di non sottoporsi alla vaccinazione» esponendo al rischio di ammalarsi sia se stessi, sia le persone con cui entrano in contatto. Per questo, per tutelare la salute pubblica e garantire la continuità produttiva, Confindustria «ha proposto» al governo due cose: di rendere il Green Pass obbligatorio per lavorare; e di permettere al datore di lavoro di attribuire a chi non ha il pass mansioni diverse ovvero, quando questo non sia possibile, sospendere la retribuzione.

Proposte forti che però Confindustria non ha poi confermato in forma ufficiale. Né Mariotti, né il presidente Carlo Bonomi erano ieri rintracciabili. E non a caso il Sole 24 Ore, quotidiano controllato dall'associazione, ha dato notizia di questa lettera solo in un trafiletto, in fondo a una pagina interna.

Dietro le quinte di Viale dell'Astronomia si apprende che una posizione così ferma sull'obbligo del Green Pass, con un riferimento esplicito alle percentuali elevate di no vax nelle imprese, l'abbia maturata lo stesso Bonomi in questi ultimi giorni. Preferendo poi affidarla alla formula della «lettera di sistema» del direttore generale. Una tattica che aveva l'obiettivo di ridare visibilità nazionale a Confindustria all'interno del dibattito politico e sociale. Ma che, nello specifico, conteneva almeno un punto di difficile se non impossibile applicazione: si tratta della proposta di modificare mansioni e ridurre o sospendere lo stipendio. «Come si può pensare - diceva ieri un associato che aveva sconsigliato a Bonomi di firmare quel documento - di proporre al governo un decreto che taglia o sospende lo stipendio a un non vaccinato?». Se il governo - è il ragionamento - non impone l'obbligo vaccinale, come potrebbe mai prevedere una sorta di licenziamento o il demansionamento per chi non si vaccina? Quale Parlamento potrebbe mai votare una tale legge? E con quale prospettiva di futuro successo elettorale?

L'impressione è che il proposito largamente condiviso dalla base imprenditoriale di evitare ogni futuro stop al sistema produttivo, in questa fase sia stato portato avanti frettolosamente, facendo leva su un tema troppo divisivo quale è il Green Pass e con una modalità poi sfuggita di mano. Con un risultato opposto a quello desiderato. Vale a dire il rischio, per una Confindustria già nel mirino per le posizioni sullo stop ai licenziamenti, di trovarsi ancora più isolata di prima.