Gb, la minaccia del governo: "Se bocciate May salta Brexit"

Voto decisivo fra tre settimane, il ministro Fox avverte i parlamentari: «Rispettate la volontà dei cittadini»

Il testo dell'intesa firmata il mese scorso dalla premier Theresa May riesce nel capolavoro al contrario di scontentare sia i sostenitori della Brexit che gli europeisti, ma il governo tenta l'impresa - apparentemente disperata - di convincere i deputati a votarla. Liam Fox, ministro del commercio estero e uno dei più convinti Brexiteers, si è spinto a dichiarare che se l'accordo siglato dalla premier non verrà approvato, l'uscita del Regno Unito dall'Ue verrà messa a seriamente in discussione.

In un'intervista al Times, Fox si sbilancia con delle previsioni degne di un bookie: se con l'approvazione il divorzio di Londra da Bruxelles sarebbe una certezza («100 per cento») un voto negativo del Parlamento di Westminster ridurrebbe le chance di una effettiva attuazione della Brexit a un misero 50 per cento.

Il messaggio del ministro conservatore, che era stato uno dei più attivi propagandisti del «leave» al tempo del referendum, pare diretto soprattutto ai suo compagni di partito. Fox ripete che il referendum ha avuto un risultato inequivocabile, e che la volontà degli elettori britannici non può essere tradita rifiutando la sua ratifica di fatto in Parlamento. «È un triste dato di fatto - dice il ministro - che una quantità di persone preferiscono assistere al fallimento della Gran Bretagna pur di impedire il successo della Brexit. È un vero peccato che arrivino a un simile livello di rifiuto del risultato del referendum».

Ed ecco la stoccata finale a quei colleghi di partito (ma non solo a loro) che sembrano pronti a silurare l'intesa con l'Europa per la Brexit fra tre settimane: «È tempo che i parlamentari si lascino alle spalle il loro orgoglio personale e riscoprano l'umiltà di essere rappresentanti del popolo, che ha dato loro un messaggio molto chiaro con il referendum». Se questo messaggio fosse tradito, aggiunge enfaticamente Fox, «lo stesso legame di fiducia tra popolo e Parlamento verrebbe scosso, con conseguenze incendiarie». Infine, il richiamo diretto allo Speaker. La responsabilità di chi gestisce i lavori parlamentari, secondo il ministro, «non è solo di assicurare che i deputati possano esprimersi, ma è anche di assicurare che quel legame di fiducia sia mantenuto».

Nonostante l'impegno di politici come Fox, le prospettive della Brexit appaiono tutt'altro che sicure: non solo risulta che i deputati pronti a votare contro il «lodo May» siano un centinaio, ma perfino tra gli alleati della premier ci si starebbe preparando a un secondo referendum, con la non nascosta speranza che il suo risultato cancelli quello del primo.

E del resto anche il percorso di questo tribolato voto non appare lastricato di successi. Già lo scorso 11 dicembre, all'ultimo momento, la May aveva dovuto annullarlo per evitare una sicura e imbarazzantissima bocciatura. Un nuovo appuntamento con il Parlamento è stato fissato dalla premier per la terza settimana di gennaio: una dilazione temporale che le serve per giocarsi tutte le residue carte persuasive, ma che ha provocato diffusa e «pluripartisan» irritazione tra i deputati, molti dei quali considerano che tutto questo tempo sarebbe meglio utilizzato dando loro la possibilità di discutere il tema della Brexit proponendo emendamenti e migliorie.

Ma da questo orecchio Theresa May non ci sente: come Fox è convinta che il suo dovere sia quello di dare voce alla decisione popolare di due anni fa, per quanto disgraziato il suo esito minacci di essere non solo per il suo futuro politico, ma per lo stesso Regno Unito.

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