Già 50mila denunce per chi viola i divieti "La condanna incide sulla fedina penale"

Con il picco delle infrazioni le Procure si organizzano. I legali: se non si paga la multa, è possibile fare opposizione C'è l'oblazione che estingue il reato

La pioggia di denunce per violazione delle misure sull'emergenza Coronavirus produrrà un fiume di procedimenti penali. E, verosimilmente, di condanne. Lo assicurano gli uffici giudiziari: si tratta di reati e come tali verranno puniti. Alla Procura di Milano, solo nella giornata di mercoledì, sono approdate 80 denunce, raccolte dall'«ufficio Portale».

Le violazioni dell'articolo 650 del Codice penale, in particolare per spostamenti in assenza di «comprovate esigenze», accertate dalle forze dell'ordine in Italia sono già più di 50mila. Al Portale di Milano, ufficio voluto dal procuratore Francesco Greco e coordinato dal pm Giancarla Serafini, stanno smistando le prime 80 delle circa 2.500 redatte da polizia e carabinieri (dato di due giorni fa). Ogni denuncia a persone sorprese fuori casa non per reale necessità, assicura la Procura, verrà valutata nello specifico. Se prima del ciclone coronavirus al quarto piano di Palazzo di giustizia davanti alle infrazioni del 650, che contempla una grande varietà di comportamenti, la politica era per lo più quella dell'archiviazione, da oggi la linea cambia. Si raccolgono le informative, che compatibilmente con i tempi d'ufficio verranno tutte valutate. Poi si procederà caso per caso e se verranno accertati il dolo o la colpa, sarà emesso un decreto penale di condanna. Il quale avrà per la maggior parte dei trasgressori, spesso incensurati, la forma dell'ammenda. L'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità (tale è il Dpcm) è infatti punita con l'arresto fino a tre mesi, in alternativa con una multa fino a 206 euro. Come tutte le condanne penali anche questa, una volta definitiva, comparirà sul casellario giudiziario. Vale a dire che costituirà un precedente. Pure gli avvocati milanesi cominciano a ricevere le nomine relative alle persone denunciate. «Ne stanno arrivando molte in effetti - conferma l'avvocato Maria Grazia Bosco, consigliere dell'Ordine di Milano presieduto da Vinicio Nardo -, soprattutto ai colleghi nell'elenco dei difensori d'ufficio (in città sono circa mille, ndr)». La notifica all'avvocato parte in automatico tramite una piattaforme telematica subito dopo la compilazione della denuncia da parte delle forze dell'ordine. Con il picco di denunce dunque è arrivato il picco di nomine.

Nelle ultime ore è nata una certa confusione sulla differenza tra sanzione penale, come quella prevista dall'articolo 650, e sanzione amministrativa, ad esempio la multa per divieto di sosta che può essere pagata direttamente al pubblico ufficiale. E c'è stata polemica per il messaggio audio presumibilmente diffuso da un avvocato di Brescia (l'autore non è certo) che entra in tale questione. L'Ordine di Milano fa chiarezza dal punto di vista giuridico. Nel momento in cui gli viene notificato il decreto penale di condanna, il cittadino può pagare l'ammenda. In questo caso il suo casellario sarà «macchiato». Può invece fare opposizione entro 15 giorni e chiedere di essere processato per dimostrare la propria innocenza e cercare l'assoluzione. Oppure opporsi e chiedere che la condanna sia commutata in oblazione, cioè di pagare una somma che corrisponde alla metà del massimo previsto (qui circa 100 euro). Con l'oblazione, solitamente concessa nei casi non gravi, c'è l'estinzione del reato. E nessuna macchia sulla fedina penale. È chiaro che in presenza di violazioni diverse da quella del 650 i procedimenti e le pene cambiano. Così ad esempio per la falsa attestazione (articolo 495 del Codice penale) o per chi arriva a mettere a rischio la salute altrui sapendo di essere infetto. In tale circostanza può essere formulata l'ipotesi di reato di epidemia, punito anche con l'ergastolo.

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