In Giappone finite le patate per colpa del Covid. E McDonald's raziona le porzioni: solo piccole

Nei fast food in vendita le confezioni "small". Difficoltà nei rifornimenti

In Giappone finite le patate per colpa del Covid. E McDonald's raziona le porzioni: solo piccole

I salutisti potrebbero dire meno male. Eppure dietro al razionamento di patatine fritte dei McDonald's giapponesi c'è tutto il peso della pandemia; della difficoltà di viaggiare; di far transitare le merci, anche quelle di prima necessità che collega il Canada al Giappone. Il Covid sta causando gravi danni in ogni settore economico, compresa la catena del cibo. Le patate surgelate arrivavano nei 3000 ristoranti giapponesi della catena di fast food dalla costa Ovest degli Stati Uniti e dal Canada: la carenza di container e le alluvioni nel nord del continente stanno bloccando tutto. Acqua e fango hanno reso impraticabili ferrovie e l'autostrada Trans-Canada Highway, arteria principale che collega l'est e l'ovest della nazione. Non solo i ristoranti, ma anche gli scaffali dei negozi potrebbero restare a corto di beni di prima necessità.

E così si corre ai ripari. In Giappone si venderanno solo porzioni piccole di patatine fritte.

«McDonald's Japan limiterà temporaneamente le vendite di patatine fritte di medie e grandi dimensioni come misura atta a garantire che i clienti possano continuare a gustare le patatine fritte di McDonald's», ha detto la società alla Bbc. «I clienti potranno ancora ordinare patatine fritte di piccole dimensioni in tutti i nostri ristoranti. Ad oggi, non ci sono state interruzioni nella fornitura», ha aggiunto quasi a voler rassicurare il grande popolo di consumatori. In una nota si legge che «a causa delle inondazioni su larga scala vicino al porto di Vancouver e della crisi della catena di approvvigionamento globale causata dalla pandemia di coronavirus, ci sono ritardi nella fornitura di patate», quelle usate da McDonald's in Giappone. Il razionamento delle patatine fritte resterà in vigore fino a fine anno. Il Giappone è il più grande mercato asiatico per i prodotti a base di patate surgelate statunitensi e non è la prima volta che la catena è dovuta correre ai ripari per mancanza di materia prima: nel dicembre del 2014 a causa di una vertenza sindacale che ha coinvolto 20mila lavoratori portuali, operatori terminalistici e compagnie di navigazione in 29 porti della costa occidentale degli Stati Uniti che ha causato una carenza di patatine fritte. In quell'occasione l'azienda aveva deciso di rilanciare, tanto da importare via aerea mille tonnellate di patatine surgelate e intanto vendere solo le porzioni piccole per garantire a tutti la possibilità di poterle ordinare. Aveva funzionato.

Oggi invece la situazione appare più complessa anche se pure questa volta per fronteggiare il momento di crisi l'azienda Usa ha deciso di tornare a utilizzare i voli cargo.

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