È considerato il luogo più sacro della cristianità, la tomba in cui, secondo la tradizione cristiana, furono depositate le spoglie mortali di Gesù Cristo dopo la crocifissione, a Gerusalemme, e per questo venerato fin dalle origini. Un luogo vietato al culto proprio nella Domenica delle Palme, il giorno che celebra l'ingresso a Gerusalemme di Cristo e che dà inizio alla Settimana Santa.
La tomba fu fatta scavare nella roccia da Giuseppe D'Arimatea, un ricco membro del sinedrio, per la sua stessa sepoltura e per i suoi parenti. Ma essendo l'uomo nascostamente un discepolo di Gesù al punto di essersi opposto alla sua crocifissione , ed essendo rimasto molto turbato dalla sua morte, decise di seppellire il suo maestro, il cui corpo era andato a reclamare da Ponzio Pilato, prefetto della Giudea. Giuseppe D'Arimatea avvolse il Cristo in un lenzuolo da lui acquistato appositamente e lo depose nel sepolcro davanti allo sguardo di Maria di Magdala e di Maria di Cleofa, che una settimana dopo tornarono sulla tomba per cospargerne il corpo con oli essenziali ma trovarono il sepolcro vuoto e la pietra che lo chiudeva spostata . Le due donne corsero da Pietro e Giovanni a raccontare l'episodio e i due apostoli furono a loro volta testimoni del mistero .
Il Santo Sepolcro è rimasto praticamente intatto per oltre due millenni, resistendo a sacchi, distruzioni, incendi. Dal 335 è incorporato in una chiesa per volere dell'imperatore Costantino, essa sì più volte distrutta e ricostruita in vari stili. L'attuale Basilica fu costruita a partire dal 1027 e nel 1099, dopo la Presa di Gerusalemme da parte dei crociati, reca l'iscrizione voluta da Re Baldovino sopra la porta del Santo Sepolcro "Praepotens Genuensium Praesidium", a ricordo dell'impresa dei Genovesi.
Dal 1192, anno della vittoria di Saladino sui cristiani della Terza crociata, la custodia della chiave che apre la porta principale del Santo Sepolcro è affidata ai discendenti di una famiglia palestinese di arabi musulmani, cosa confermata dallo Statu Quo del 1852.