I conti di Grillo tornano: ecco come fa soldi in Rete

Al comico interessano soltanto i clic: è un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro ogni anno. Altro che crisi: la pubblicità abbonda anche sui siti gestiti da Casaleggio associati

I conti di Grillo tornano: ecco come fa soldi in Rete

Quanto vale un partito? Vale i voti che riesce a prendere alle urne. Ma anche il numero delle tessere dà un'idea della base. Nell'era della digitalizzazione però qualcosa è cambiato: contano anche gli iscritti alla pagina Facebook , quanti «likano», commentano o condividono un post, il numero dei «retweet». Contano i clic.

Lo sanno bene le concessionarie di pubblicità. Lo sanno bene i blog e i siti web che ospitano tra le proprie pagine banner e inserzioni. Lo sa bene anche la Casaleggio Associati srl, che gestisce uno dei portali più visitati in Italia, quello di Beppe Grillo.

Un tema, quello dell'importanza dei clic, tornato alla ribalta con l'ennesima crisi interna al Movimento 5 Stelle. «Beppe Grillo ci ha detto che il Movimento va bene così, portando come prova i contatti avuti sul sito», rivela oggi il deputato grillino Samuele Segoni, aggiungendo che secondo il suo leader «è un modo per contare quanto seguito abbiamo, perché giornali e tv sono morti».

Insomma, Grillo fa un passo indietro, ma il blog non si tocca. Del resto è la sua fonte principale di guadagni. Ogni giorno dal sito passano infatti almeno 500mila persone (parola dello stesso Grillo tempo fa). Stando a un test effettuato qualche mese fa da Repubblica, in poche ore uno spot sul portale ha raccolto oltre 125mila clic. Fare i conti è facile: quell'annuncio è stato pagato da Google circa 64 cent ogni mille clic. La società di Mountain View sostiene poi di piazzare tra i 50 e i 100 milioni di inserzioni al mese sul blog di Grillo. Questo significa che ogni anno il portale frutta almeno 384mila euro (ma probabilmente molto di più), anche se sia il comico genovese che Gianroberto Casaleggio hanno sempre smentito qualsiasi cifra ipotizzata in questi anni.

Quel che è certo è che tra l'altro nemmeno la Casaleggio Associati rinuncia ai «trucchetti» (perfettamente legali) per far sì che arrivino sui propri siti - che, ricordiamo, sono anche una serie di portali satellite, come Tzetze.it e Lafucina.it - il maggior numero di persone. Va da sé, infatti, che aumentando le visite si alzino anche le probabilità che qualcuno clicchi i banner presenti.

Uno dei più famosi è il cosiddetto «clic baiting»: sui social e nei rimandi sugli altri siti della «galassia» gestita da Casaleggio vengono spesso pubblicate le notizie con frasi che dicono tutto e nulla, ambigue o volutamente criptiche per stimolare la curiosità di chi le legge e invogliarlo così a cliccare sul link. Un altro metodo, di cui avevamo parlato qualche anno fa sul sito de ilGiornale.it, è quello di tirare il lettore dentro un dedalo di link : si parte ad esempio da un tweet in cui si annuncia una notizia clamorosa, cliccando si finisce su una pagina (ovviamente piena di banner) in cui c'è solo una foto, un breve sommario e un altro link che rimanda ad un altro sito (con altre inserzioni pubblicitarie) dove finalmente si trova la notizia clamorosa (che spesso così clamorosa non è).

Lo ripetiamo: nulla di illegale o di originale. Ma che sicuramente lascia qualche dubbio sulla reale importanza per Grillo dei clic. Altro che sapere cosa vuole la base o quanto seguito abbia il movimento: in ballo ci sono migliaia di euro all'anno che finiscono nelle tasche degli ideologi pentastellati.

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