E il giudice pro migranti assolve Sigfrido Ranucci (foto). Puntuale, come un orologio che segna l'ora della messa in onda di Report sui magistrati (non) spiati dal governo, a salvare dalla maxi multa da 150mila euro, inflitta dal Garante della privacy per la divulgazione dell'audio tra l'allora ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini nell'affaire Boccia, ci ha pensato Corrado Bile. All'apparenza un battitore libero, visto che non ricopre ruoli attivi nella battaglia delle correnti rosse contro la riforma della giustizia dell'Esecutivo Meloni. Ma la vicinanza di vedute alle toghe di sinistra sembra tracciata sia nei contributi che offre su Questione Giustizia, la rivista di Magistratura Democratica, sia nei colpi che il giudice del tribunale civile di Roma ha contribuito ad assestare al Piano Mattei e alla politica anti immigrazione clandestina del centrodestra. Proprio il terreno di scontro su cui le toghe rosse hanno sfidato il governo nell'ultimo anno e mezzo, a colpi di provvedimenti tesi a demolire il modello Albania. A spostare la prima pedina sullo scacchiere di quella politica giudiziaria "pro migranti" è stato appunto Bile, che il 28 giugno 2024 ha emesso la storica sentenza dell'Asso 29, la nave mercantile che nel 2018 riportò a Tripoli 150 naufraghi soccorsi non in acque territoriali, bensì nella zona Sar libica. "Che la Libia non sia un luogo sicuro costituisce, allo stato, acquisizione pacifica nella giurisprudenza di legittimità", aveva scritto Bile, sottolineando che consegnare persone in pericolo a un Paese che non ne rispetta i diritti è comunque illegittimo. E così ha condannato la presidenza del Consiglio, i ministeri della Difesa e dei Trasporti, il capitano della Asso 29 e la società armatrice a risarcire cinque dei naufraghi. Solo una delle tante sentenze pro immigrati emesse da Bile. Da lì si sono accodati la presidente di Md, Silvia Albano, che ha bocciato tutti i trattenimenti nel centro di Gjader. Poi c'è stata la "chiamata alle armi" del giudice Marco Patarnello, che aveva definito la premier Giorgia Meloni più pericolosa di Silvio Berlusconi perché non si muove per un salvacondotto, ma sulla base di una visione politica in grado di mettere a rischio la giurisdizione, portando a casa la riforma. Così è stato. E oggi le toghe rosse tentano di fermare il referendum per la separazione delle carriere e il sorteggio del Csm, che distrugge lo strapotere delle correnti di sinistra. L'11 gennaio scorso, a dare manforte al fronte del No, è sceso in campo Ranucci, intervenuto sul palco dell'iniziativa delle toghe di sinistra, dove ha sussurrato all'orecchio sia della segretaria dem Elly Schlein sia del leader grillino Giuseppe Conte. E guarda caso arriva l'esclusiva di Report con l'allarme sul governo che spia i magistrati attraverso l'applicativo di Microsoft Ecm, ben lontano dall'essere una cimice, visto che consente l'accesso da remoto ai tecnici solo attraverso il consenso dell'utente. Nonostante il polverone si fosse sgonfiato già prima della messa in onda, domenica sera Report ha mandato comunque il servizio in versione "light", senza più puntare il dito sull'effettivo spionaggio ma sul potenziale rischio di intromissione. E ieri, mentre l'Anm andava in soccorso di Ranucci, il giornalista gongolava perché, al tribunale di Roma il giudice Bile annullava la sanzione da 150mila euro, ravvisando "la sussistenza dell'interesse pubblico alla diffusione della notizia, poiché la vicenda, sebbene permeata da profili di natura personale, assume una sostanziale rilevanza pubblica.
Le conversazioni telefoniche intercorse tra l'ex ministro e la moglie attengono al tema, di sicuro interesse - si legge - relativo alla possibilità che l'assegnazione di alte cariche istituzionali, anziché ispirate alla miglior cura dell'interesse pubblico, possano essere influenzate da questioni di natura squisitamente personale". Il Garante, ora, sta valutando il ricorso in Cassazione.