Giuseppi finge ottimismo: "Saremo vigili". I grillini infuriati pronti alla piazza

Tanto tuonò che non piovve. L'incontro che doveva essere uno scontro tra Conte e Draghi si risolve nel perfetto stile contiano, un po' di qui un po' di là, per tenersi buoni i Cinque stelle ma senza mettersi in rotta di collisione con Draghi

Giuseppi finge ottimismo: "Saremo vigili". I grillini infuriati pronti alla piazza

Tanto tuonò che non piovve. L'incontro che doveva essere uno scontro tra Conte e Draghi si risolve nel perfetto stile contiano, un po' di qui un po' di là, per tenersi buoni i Cinque stelle ma senza mettersi in rotta di collisione con Draghi. I retroscena dei giorni scorsi, fatti uscire appositamente dalla propaganda dell'ex premier per minacciare chissà quali sfracelli sulla riforma della giustizia, si sciolgono come ghiaccioli nell'afa romana prima del ritorno di Conte a Palazzo Chigi, stavolta solo come leader grillino fresco di nuovo statuto.

Chi si aspettava un braccio di ferro per difendere l'eredità Bonafede (il primo sponsor di Conte in politica), addirittura il prologo di una crisi di governo, è rimasto deluso, ma chi conosce Conte non poteva che aspettarsi questa marcia indietro. E così l'Aventino grillino finisce in una resa, tanto nessun parlamentare M5s sarebbe mai disposto a far cadere il governo e rischiarsi la poltrona alle elezioni. Quella che doveva essere una riforma «inaccettabile», inizio di un «Vietnam» in Parlamento, nel colloquio con Draghi diventa magicamente un testo su cui si può certamente discutere e mediare (del resto Conte lo ha fatto con i leghisti prima, con il Pd poi, con Grillo che gli ha dato pubblicamente dell'incapace, figuriamoci se non scende a compromessi con l'ex presidente della Bce). «Ho assicurato un contributo attento e costruttivo del M5S - dice Conte dopo l'incontro di un'ora con Draghi - . Ho ribadito che saremo molto vigili nello scongiurare che non si creino soglie di impunità. Si continuerà a lavorare e il M5S sarà molto attento per miglioramenti e interventi che possano scongiurare soglie di impunità». Altro che scontro, è anzi lui a dire che sulla giustizia «dobbiamo mettere via le bandierine e le ideologie», a partire da quelle del M5s, «bisogna assicurare tempi certi della giustizia ma allo stesso tempo garantire i diritti delle vittime», dice con l'equilibrismo di un funambolo. Scontenti i duri e pure grillini, i militanti pentastellati del Coordinamento «Parola agli attivisti», capeggiati dalla consigliera regionale Francesca De Vito, si preparano a scendere in piazza Montecitorio per chiedere agli eletti M5S di non retrocedere sulla prescrizione e sui punti chiave della riforma Bonafede.

Contento invece Letta che si rallegra per le parole del leader in pectore del M5s da cui deduce chiaramente che la riforma verrà approvata. Infatti quando chiedono a Conte se il M5s voterebbe la fiducia, l'avvocato svicola: «Non ne abbiamo parlato». Anche da Palazzo Chigi trapela che qualche aggiustamento tecnico ci sarà - come già previsto nel Cdm che ha varato la riforma Cartabia - ma senza stravolgimenti. La riforma resta insomma sostanzialmente blindata.

Lo stesso metodo Conte lo segue per la questione Cingolani, un altro fronte aperto dentro il M5s. Il ministero della Transizione Ecologica, figura quasi imposta da Grillo come condizione per l'appoggio al governo Draghi, è stata una grande delusione per i Cinque Stelle, al punto che dentro il gruppo parlamentare qualcuno ha proposto addirittura una mozione di sfiducia al fisico Cingolani, considerato un sabotatore dei programmi ecologici grillini. Aprire lo scontro però significa mettere in pericolo la tenuta del governo, cosa che il M5s non vuole fare. Pertanto anche su questo Conte dà un saggio di cerchiobottismo: «Il ministro Cingolani ha tutta la nostra fiducia, sta lavorando molto e il M5S darà un grande contributo. Tutti parliamo di transizione ecologica ma bisogna rimboccarsi le maniche e passare dagli slogan ai fatti concreti». Tutto qui, una ritirata che provoca lo sgomento dei parlamentari M5s: «Hanno lasciato perplessa la maggior parte dei componenti della commissione Ambiente della Camera le parole di pieno sostegno a Cingolani, pronunciate da Conte dopo l'incontro con Draghi. Proprio in queste ore stiamo lavorando per dare un aspetto più green al decreto Semplificazioni, e queste parole non aiutano» riferiscono alle agenzie i grillini della commissione. Tanto che circolano voci di un prossimo blitz dei grillini alla Camera.

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