C'è chi è arrivato dall'Uganda. È Rose Bousinggye, che si dedica anima e corpo ai malati di Aids: ha incontrato Cl in Africa e don Giussani in Italia e la sua vita ne è rimasta travolta. È seduta in prima fila, nella basilica di Sant'Ambrogio, davanti ai semplici cartoni che custodiscono le cinquantamila pagine della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di don Luigi Giussani. "Un regalo bellissimo per tutti" sorride Beppe, che canta nella navata laterale durante la cerimonia, semplice nella sua solennità, in cui i protagonisti giurano di aver agito secondo verità e la ceralacca sigilla le pagine in partenza per il Vaticano.
Il miracolo a mio avviso c'è già, dice monsignor Ennio Apeciti a Tracce, la rivista di Comunione e liberazione: lui è il responsabile diocesano della causa. Oggi per il popolo di Cl è una giornata importante, scandita dalla presenza dell'arcivescovo, Mario Delpini: nella basilica di sant'Ambrogio si chiude ufficialmente la fase milanese della corsa agli altari del fondatore del movimento che si è diffuso in tutto il mondo.
Delpini parla a braccio a questa moltitudine di gente che riempie ogni angolo della basilica e ascoltandolo si ha l'impressione di un intervento ben meditato. Si concentra su tre motivi di gioia e tre motivi di tentazione. "Riconosciamo in don Giussani un uomo di Dio, un prete che con le sue parole, la sua vita, il suo carisma, ha condotto a incontrare il Cristo". C'è la gioia di "sentire con la Chiesa, dentro la Chiesa, perché don Giussani è stato un uomo di Chiesa, un servo di Dio". Per questo la Chiesa di Milano ha riconosciuto che questa causa può essere affidata al "supremo discernimento". Infine è stato "principio di una storia in cui tutti voi riconoscete le vostre radici", dice rivolto all'assemblea. Diecimila persone, tra chi è presente in carne e ossa e chi è collegato in streaming, secondo i conteggi fatti dai responsabili di Cl.
In basilica ci sono don Julian Carron, il successore di Giussani alla guida del movimento, Davide Prosperi, l'attuale presidente della Fraternità di Cl. Tra le autorità civili là vicesindaco Anna Scavuzzo, il sottosegretario alla Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. C'è Elena Beccalli, la rettrice dell'Universita Cattolica in cui don Giussani è stata una presenza costante per gli studenti, dal 1964 al 1990. Insegnava teologia, così come ha insegnato Religione al liceo Berchet, dopo aver scelto di lasciare una consolidata carriera' da teologo per la cura delle anime dei ragazzi e dei giovani.
Delpini mette in guardia tutti dalle tentazioni. Sono tre. La prima è quella dello schermo: "Dare tanta importanza a don Giussani da non andare oltre, verso Dio". La seconda tentazione è considerare don Giussani come "un giacimento", "un'inesauribile miniera" a causa della grandissima quantità di scritti. La terza tentazione forse è la più insidiosa di tutte. Si chiama "trionfalismo" ed è "l'atteggiamento per cui si rischia di attirare l'attenzione su di sé". L'invito dell'arcivescovo è invece "ad essere, attraverso il movimento, un dono per la Chiesa, per la società, per il futuro".
Parte così dalla sua Milano (era nato a Desio) il cammino verso il Vaticano, destinazione la Congregazione per le cause dei santi. Si verificherà che tutto sia stato fatto correttamente da un punto di vista formale, una persona scriverà la Positio, una specie di sintesi delle testimonianze raccolte, un postulatore seguirà le fasi giuridiche. Dopo il passaggio a una commissione di sei storici e nove teologi, una plenaria di vescovi e cardinali precederà il parere del Papa, che deciderà se e quando fare la gioia dei fedeli di Cl.
Alla fine di questa fase terrena tocca al Cielo dare il suo assenso, con l'atteso miracolo. La vox populi gliene attribuisce più di uno, ma servirà una disamina attenta e scrupolosa per arrivare alla beatificazione. Poi sarà necessario un altro miracolo per la canonizzazione. Tempi lunghi, come sono quelli della Chiesa, per vagliare gli entusiasmi al passo della storia. Era il 2005 quando don Giussani morì e l'allora cardinale Ratzinger ne celebrò i funerali in un Duomo di Milano stracolmo. Era il 2012 quando l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, diede il suo assenso al via della fase diocesana della causa. Oggi la sua conclusione.
La scelta della basilica di sant'Ambrogio ha un significato legato alla vita del servo di Dio: questo luogo così familiare a don Giussani quando insegnava teologia alla Cattolica. Così i secondi vespri dell'Ascensione, solennità a cui lui era tanto legato, perché momento di incontro nella storia tra l'uomo e Dio. Per la folla che inonda la basilica nonostante l'incertezza del tempo e dei tempi don Giussani è già una persona alla quale ci si rivolge guardando in alto. Gratitudine è una delle parole più ricorrenti in bocca ai tanti presenti.
Molti guardano in collegamento, il desiderio di essere presenti a ciò che avviene è parte dello stesso carisma. "Il Verbo è un fatto accaduto nel seno di una donna" diceva. Le sue parole risuonano nella basilica. I maxischermi le diffondono nel porticato e poi fuori, sulla piazza.