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Il Golfo si infiamma: tornano missili e droni su pozzi e petroliere. Emirati, Oman, Bahrein nel mirino dei pasdaran

Abu Dhabi si dice pronta a rispondere. Gli Usa negano lo stop a due loro navi e annunciano l’eliminazione di diversi "barchini". nemici Israele pronto a difesa e attacco

Il Golfo si infiamma: tornano missili e droni su pozzi e petroliere. Emirati, Oman, Bahrein nel mirino dei pasdaran
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Attacchi veri e presunti con missili e droni, anche ai danni di Emirati Arabi Uniti e Oman. Annunci e smentite. E poi oltre 850 navi e petroliere in ostaggio da più di due mesi, da quel 28 ottobre in cui è iniziato il conflitto, e 20mila marittimi sono bloccati e impauriti per la loro incolumità, la fine delle scorte e le condizioni igieniche a bordo. La tensione cresce nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, pomo della discordia nel conflitto fra Stati Uniti e Iran, entrambi a caccia di un accordo che non arriva, sia sulla cruciale riapertura del passaggio marittimo, sia su una pace di lungo termine, che per ora resta una tregua fragile concordata l'8 aprile ma a rischio di "naufragare" in qualsiasi momento.

Dopo il lancio ieri dell'operazione "Project Freedom" da parte degli Stati Uniti a Hormuz - una missione che Donald Trump ha definito "umanitaria" proprio per liberare le navi bloccate e che vede coinvolti cacciatorpediniere, lanciamissili, droni, oltre 100 velivoli e 15mila militari - lo Stretto torna a infiammarsi e diventa anche il centro della guerra di informazione e propaganda fra Washington e Teheran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver aperto un corridoio per garantire il libero transito. Due mercantili battenti bandiera statunitense hanno attraversato con successo Hormuz e sette piccole navi iraniane sono state eliminate dopo aver "interferito con la navigazione commerciale". Il segretario al Tesoro Scott Bessent non ha dubbi: "Abbiamo il controllo dello Stretto, lo stiamo riaprendo".

Da Teheran, invece, tutto un altro copione. La Repubblica islamica ha negato il passaggio delle imbarcazioni americane e la distruzione delle proprie e ha definito i confini della "nuova zona di controllo", con una mappa che - dicono espressamente i pasdaran - "elimina la possibilità per gli Emirati Arabi Uniti di aggirare Hormuz e vendere il proprio petrolio sul mercato globale durante la guerra". Quanto alle operazioni a stelle e strisce, il regime le considera una violazione della tregua, minacciando attacchi in caso di avvicinamento di navi nemiche allo Stretto. Sono avvertimenti che si aggiungono ad avvertimenti, dopo che Trump ha fatto sapere a sua volta che l'Iran sarà "spazzato via dalla faccia della Terra" se attaccherà.

La tensione si alza di ora in ora. E lo scontro torna ad allargarsi ai Paesi del Golfo. Teheran ha annunciato di aver colpito con due missili, costringendola a tornare indietro, una fregata della Marina Usa che stava tentando di attraversare lo Stretto. Gli Stati Uniti hanno smentito l'attacco. Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti (Eau) hanno denunciato due ondate di missili e droni iraniani ai propri danni, "attacchi sleali" a cui Abu Dhabi si riserva il "pieno e legittimo diritto" di rispondere. Nonostante Teheran abbia negato di voler colpire intenzionalmente gli Emirati, tre persone sono rimaste ferite in un'azione contro l'impianto petrolifero di Fujairah e due droni hanno colpito una petroliera della compagnia nazionale Adnoc. "Un atto di pirateria inaccettabile" dai pasdaran iraniani, lo ha definito Abu Dhabi, che ha intercettato tre missili (un quarto è finito in mare) grazie anche ai sistemi di difesa offerti ufficiosamente da Israele, che ha inviato mezzi e truppe potenziando la cooperazione con gli Emirati, mentre si tiene pronto ad azioni difensive e offensive con l'Iran.

La situazione si sta facendo incandescente nel Golfo. È allerta anche in Bahrein. Seul "sta verificando" un possibile attacco contro una sua nave, a fuoco dopo un'esplosione. In Oman due persone sono rimaste feriti dopo un attacco a un edificio a Bukha, vicino allo Stretto.

Si indaga sulle circostanze. Teheran ha spiegato che sono in corso colloqui con l'Oman per un protocollo che garantisca il transito sicuro. Ma Hormuz sta diventando un luogo sempre più pericoloso e lo scontro rischia di degenerare.

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