Il malumore del Pd verso il M5S. La tentazione del voto anticipato

Malumori del Pd contro i 5 Stelle: "A furia di litigare si rischia la rottura". Ora c'è davvero l'ombra di una crisi: "Poi ci sarebbero solo le elezioni"

Il malumore del Pd verso il M5S. La tentazione del voto anticipato

Il governo giallorosso è tormentato da continue liti, spaccature e divisioni. Non c'è e non c'è stata tranquillità neanche nel corso dell'emergenza Coronavirus. L'ultima minaccia - rivelatasi poi finta - è arriva da Matteo Renzi, che non aveva escluso di sfiduciare il ministro Bonafede ma che alla fine ha fatto dietrofront e ha salvato l'esecutivo. È stato solamente l'ultimo di infinite divergenze, che a stretto giro potrebbero far crollare definitivamente la maggioranza. Dal Partito democratico non nascondono le preoccupazioni del caso. Dall'entourage di Nicola Zingaretti - che viene descritto "molto preoccupato" - fanno sapere: "Il Pd difende e sostiene il governo Conte con convinzione, ma non può essere il solo partito a mostrarsi responsabile. Ci sono troppe fibrillazioni, troppi scricchiolii. A furia di litigare si rischia la rottura". Sulla stessa scia il vicesegretario Andrea Orlando, che non ha usato giri di parole per lanciare un avvertimento agli alleati: "Non si può lanciare un ultimatum alla settimana o minacciarli, perché alla fine il rischio è che si precipiti tutti".

Come riportato da Il Messaggero, dal Nazareno non escludono affatto né l'opzione delle elezioni anticipate a settembre né l'ipotesi di un ritorno alle urne a febbraio-marzo 2021, considerando che fare campagna elettorale ad agosto sarebbe difficile: "Tutto dipende da ciò che accadrà nei prossimi mesi, se la crisi economica dovesse aggravarsi e le tensioni sociali dovessero montare, il voto diventerebbe un'ipotesi concreta". Ma dall'altra parte c'è chi, come Dario Franceschini, è pronto a scommetere che i giallorossi andranno avanti fino al 2022 quando ci sarà l'elezione del prossimo presidente della Repubblica.

"No a governo di unità nazionale"

I dem sono spaventati pure dalle parole di Luigi Di Maio, che non hanno escluso del tutto un governo di unità nazionale: in caso di crisi "non esistono automatismi" verso le elezioni. Dichiarazioni che dal Partito democratico vengono lette come una vera e propria minaccia nei confronti del premier Conte, "un avvertimento, visto che non fa che ripetere che il premier è ormai schiacciato sulle nostre posizioni". E le frecciatine contro il Movimento 5 Stelle non mancano: "Quelli sono terrorizzati dalle elezioni, se perdono il posto in Parlamento non lo rivedono più". Si continuano a osservare i sondaggi, con la Lega che non gode più di un ampio vantaggio a discapito del Pd che ora sogna di poter decidere il nuovo governo e di valutare se e quando interrompere il periodo di pazienza con i grillini e con Matteo Renzi. Nel frattempo un esponente governativo dem ha ammesso che qualora il presidente del Consiglio non dovesse riuscire a far ripartire il Paese e ci dovessero essere aspre proteste sociali, "il rischio di crisi diventerebbe concreto e dopo, come ha detto Mattarella, ci sarebbero solo le elezioni".

La convinzione di Franceschini è sempre più rafforzata dalle realtà di fatto: Italia Viva ha fornito l'ennesima dimostrazione che alla fine manca quel coraggio necessario per strappare la corda. Nessuno vuole prendersi questo rischio, almeno per il momento. Anche perché l'elezione del nuovo capo dello Stato nel 2022 non vuole essere lasciata nelle mani di un'eventuale maggioranza di centrodestra. Il ministro dei Beni culturali teme la ribellione del popolo e l'aggravarsi della crisi economica se il decreto Rilancio dovesse fallire. Allo stesso tempo sa benissimo che viene indicato da molti come possibile successore di Conte, grazie anche alla fiducia del Vaticano.

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