Governo nella palude sulle misure anti Covid: manca il 72% dei decreti

Cercasi disperatamente decreti attuativi. Il ritardo è nei fatti. L'attuazione concreta dei tanti provvedimenti varati durante e dopo il lockdown appare ancora come un miraggio lontano

Governo nella palude sulle misure anti Covid: manca il 72% dei decreti

Cercasi disperatamente decreti attuativi. Il ritardo è nei fatti. L'attuazione concreta dei tanti provvedimenti varati durante e dopo il lockdown, molti dei quali annunciati nelle continue conferenze stampa televisive di prima serata, appare ancora come un miraggio lontano.

La denuncia, precisa e circostanziata, dei ritardi del governo Conte arriva da uno studio firmato da Openpolis, una analisi che certifica che dei 252 decreti attuativi necessari per rendere operative le norme emanate dal governo per far fronte all'emergenza Covid-19, ben 181 sono ancora da adottare, il 72%. I ministeri direttamente coinvolti nella «traduzione» dei 22 decreti legge emanati sono 18. Tra le norme quella che prevede il maggior numero di decreti attuativi è il dl Rilancio con 137 (di cui 43 adottati). Seguono il decreto agosto con 37 (uno adottato) e il decreto Cura Italia con 34 (20 adottati). Altri provvedimenti sono il dl Liquidità che prevede 8 decreti attuativi, di cui nessuno ancora adottato. Così come non è ancora stato varato alcun decreto attuativo per il dl Semplificazioni.

Il ministero maggiormente coinvolto è il ministero dell'Economia che deve emanare ancora 43 decreti attuativi. Di questi, ne mancano all'appello 25 (il 58,1%). Colpisce il dato delle Infrastrutture: dei 35 decreti non ne è stato ancora adottato nemmeno uno. Inutile dire che il criterio dell'urgenza e dell'immediatezza rischia di perdersi. «È un governo di incompetenti fannulloni» attacca Giorgia Meloni, «tante parole e poche fatti» rincara la dose l'azzurro Raffaele Nevi.

Nel giorno in cui Openpolis scatta questa impietosa fotografia, Antonio De Poli (Fi-Udc) lancia un'altra denuncia e rivela che i fondi per il bonus sanificazione sono finiti. «È una beffa. Alle imprese restano le briciole» dice il senatore. «I soldi sono finiti, lo ha ammesso anche oggi il governo, e quindi il credito di imposta si riduce dal 60% al 9% o poco più. Al governo chiediamo urgentemente di rifinanziare questa misura, introducendo una norma ad hoc nel decreto Agosto in esame in Senato». Confcommercio raccoglie subito la palla e lancia un appello. «È necessario rifinanziare in maniera consistente la misura».

Infine c'è anche il fronte delle «misure boomerang», quelle che rischiano di danneggiare la nostra economia invece di aiutarla a risollevarsi. Forza Italia sta portando avanti da settimane una battaglia per inserire nel Dl Semplificazioni alcuni emendamenti all'art. 10 che consentirebbero di avviare un grande piano di sostituzione edilizia e di rigenerazione delle zone degradate dei centri urbani. Il governo, invece, sta cedendo alle pressioni di Leu che chiede vincoli ancora più «oscurantisti». In questa battaglia Forza Italia non è sola. I costruttori dell'Ance e Legambiente sono intervenuti all'unisono per «contrastare le visioni retrograde che che stanno emergendo e rischiano di bloccare le città». «Parlano di semplificazione poi smantellano il loro stesso provvedimento su un tema sentito che favorisce la rigenerazione urbana» attacca Alessandro Cattaneo, responsabile Infrastrutture di Forza Italia. «Due passi avanti e poi tre indietro.

Così non si va da nessuna parte, l'economia non riparte, gli operatori si sentono presi in giro e gli investitori se ne andranno altrove, a Parigi, a Berlino, in Spagna, tutti posti dove la rigenerazione urbana è possibile e le città stanno cambiando profondamente».

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