Il governo in ritardo chiama l'esercito: l'ipotesi caserme per stoccare a -80°

Il ministero della Salute ha chiesto alla Difesa la disponibilità a collaborare, ma non c'è ancora nessuna indicazione sul numero di strutture e militari necessari. Per i trasporti l'idea di utilizzare i camion attrezzati con speciali conta

Il governo in ritardo chiama l'esercito: l'ipotesi caserme per stoccare a -80°

Il piano per la ripartizione dei vaccini anti Covid non c'è, inutile girarci intorno. L'Italia è nettamente in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, anche se il ministro della Salute, Roberto Speranza, parrebbe voler chiudere il patto di distribuzione tra gli Stati membri del farmaco sperimentale entro al massimo venerdì prossimo. All'Italia spetterebbero 3,5 milioni di dosi, ovvero il 13,5 del totale, necessarie per trattare 1,7 milioni di persone, visto che servono 2 somministrazioni a testa, per lo più sanitari e ospiti delle Rsa.

Questo emerge anche da un incontro che il ministro avrebbe avuto con i rappresentanti di Pfizer, titolare del primo vaccino contro il Covid-19. Ma è qui che sorgono i dubbi su ciò che si sta facendo. I bene informati riferiscono infatti che la task force del ministero della Salute che dovrebbe occuparsi di pianificare la distribuzione dei vaccini non è ancora pronta. Contatti ci sono stati certamente con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, che ha dato la disponibilità di tutti gli uomini e le donne delle Forze armate, ma anche di mezzi e strutture che serviranno per questa nuova operazione anti Covid. Certo, tempo ce n'è fino a metà gennaio, quando a regola dovrebbero partire le vaccinazioni, ma se in Paesi come la Germania si è già ampiamente organizzati, in Italia ancora si arranca.

La task force del ministero della Salute dovrà infatti collaborare a stretto contatto con i medici della sanità militare. L'ipotesi è che, siccome si parla di una conservazione dei vaccini a meno 80 gradi, diverse caserme poste sul territorio nazionale possano essere utilizzate per lo stoccaggio delle dosi. Per il trasporto ci si potrebbe avvalere dei camion Aps dell'Esercito, mezzi 4x4 in grado di trasportare container frigo adatti all'esigenza. Da considerare anche una valutazione sul traporto via C-130 dell'Aeronautica militare, sempre con l'utilizzo di container omologati o celle frigorifere ad hoc. Ma di questo si parlerà più avanti, nel corso di un tavolo specifico che sarà istituito allo scopo. Cosa certa è che a fare le prime vaccinazioni, che qualcuno dice potrebbero interessare anche una parte delle Forze armate, dovrebbero essere proprio i medici della sanità militare.

Gli uomini e le donne in divisa, insieme al personale sanitario civile, sono infatti stati i primi a intervenire per l'emergenza Covid nei primi mesi di lockdown. La Difesa ha da subito dato la sua disponibilità dimostrando che le Forze armate sono abituate a operare in prontezza, 365 giorni all'anno e in qualsiasi condizione, anche la più complessa. Le indicazioni, però, non sono ancora arrivate e nei palazzi dei vari Stati Maggiori ancora non sono state date disposizioni certe, ma solo una indicazione di massima sull'eventualità di un impiego dell'Esercito in primis, ma anche delle altre Forze armate per questo nuovo incarico. Quindi non è ancora chiaro quanti saranno gli uomini, i mezzi e le strutture che dovranno essere impegnati, almeno in questa primissima fase. Ma neanche quanto costerà l'operazione, che ci si augura possa portare a risultati concreti in breve tempo. Se un nuovo possibile lockdown nazionale si avvicina, nonostante si abbia l'idea che il premier Giuseppe Conte stia facendo di tutto per evitarlo, è anche vero che se le vaccinazioni dovessero dare il loro effetto sui primi trattati, subito dopo servirà un incremento di forze, anche tra i militari, per la distribuzione e la somministrazione dei farmaci a tutta la popolazione italiana. E per quello serviranno certamente non solo una totale disponibilità delle divise, ma anche un'organizzazione più puntuale e veloce di quella attualmente messa in campo dal ministero della Salute, già da ora in apparenza confusa e sicuramente al rallentatore.

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