Politica

Governo, Salvini cala il sipario. E Conte: "Andrò in parlamento"

Il leader della Lega: "Non c'è più una maggioranza". Ma Di Maio ribatte: "Prima si voti il taglio ai parlamentari"

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, durante il suo comizio a Pescara
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, durante il suo comizio a Pescara

Matteo Salvini accelera e cala il sipario sull'esperienza di governo con il Movimento 5 Stelle: "Inutile andare avanti a colpi di no e di litigi, come nelle ultime settimane, gli Italiani hanno bisogno di certezze e di un governo che faccia, non di 'Signor No'". I rimpasti di governo non c'entrano nulla. Il punto è che governare così è impossibile. Le differenze sono troppe e riguardano l'economia, la politica interna e pure quella estera. Ma, soprattutto, riguardano il fatto che il Movimento 5 Stelle si è trasformato nel partito del no, incapace di comprendere ciò di cui il Paese ha bisogno (vedi il caso Tav). "Non vogliamo rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo (che ha fatto tante cose buone) ci sono solo le elezioni", fa sapere Salvini che poi prosegue: "L’ho ribadito oggi al presidente Conte: andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav e dai ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli 'alleati', e restituiamo velocemente la parola agli elettori".

Parole che hanno fatto infuriare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte che, in nottata, ha risposto per le rime al vicepremier: "Non spetta al ministro dell'Interno convocare le Camere, né decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono altri attori istituzionali. A lui spetterà spiegare al Paese le ragioni che lo inducono a interrompere l'azione del governo". A non andare giù al premier è la definizione di governo del "no": "Non permetterò più di alimentare la narrativa di un governo che non opera. Questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Questo governo non era in spiaggia. Non accetterò che venga sminuita la dedizione con cui ministri, viceministri, sottosegretari, insieme a me, hanno lavorato".

Ma ormai c'è ben poco da fare. L'esperienza del governo giallo-verde sembra ormai conclusa come aveva profetizzato - con un certo tempismo - Steve Bannon, tra i primi a promuovere questa alleanza e lo stesso Conte non può far altro che sentire i presidenti di Camera e Senato. E, in quella che sembra essere una notte dei lunghi coltelli, Conte tira una stilettata a Salvini: "Questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Non era in spiaggia". Per il presidente del Consiglio, inoltre, Salvini avrebbe deciso di staccare la spina con il solo scopo di capitalizzare il consenso degli italiani. Per questo - fa sapere Conte durante la conferenza stampa - si premurerà di fare in modo che questa sia la crisi più trasparente dell'età repubblicana.

Salvini (da Pescara) spiega la crisi

Salvini, arrivato in serata a Pescara, è tornato a parlare di ciò che sta accadendo all'interno del governo, spiegando che la situazione si è fatta ormai impossibile e che "pur di andare avanti siamo pronti a mettere in gioco le nostre poltrone. Quanti partiti metterebbero a disposizione sette ministri, mentre noi ridiamo la parola agli italiani. Non sono più accettabili i no". L'Italia, per il ministro dell'Interno, si trova a un punto di svolta e non può più permettersi passi falsi. Deve agire e non può rimanere appesa a un partito - il Movimento 5 Stelle - incapace di prendere una decisione: "C'è bisogno di fare, di fare e sbloccare le opere pubbliche, non abbiamo bisogno di ministri che bloccano le opere pubbliche". Il riferimento - neppure troppo velato - è a Danilo Toninelli che proprio ieri, in un'intervista al Corriere, aveva definito Salvini un "nano".

Per questo ora Salvini vuole un nuovo governo, che certifichi che i rapporti di forza all'interno del Paese sono cambiati e che la Lega è il primo partito, con il 36% delle preferenze, mentre continua il crollo dei grillini che ora sarebbero al 17%: "Mi candido premier. Chiediamo agli italiani la forza di prendere in mano questo paese e di salvarlo". Ma come? Inziando con il taglio delle tasse, ormai fermo al palo da mesi: "Quanti tavoli abbiamo fatto sul taglio delle tasse? Ci dicevano che 'sai, c'è l'Europa...'".

E a proposito d'Europa, il vicepremier racconta un aneddoto interessante, che mostra una delle tante divisioni in seno all'esecutivo: "Al governo qualcuno diceva di non attaccare la commissaria tedesca o te la fa pagare, ma io non sono nato per vivere da servo di nessuno, ma da uomo libero". La commissaria tedesca è ovviamente Ursula Von Der Leyen, votata dai grillini e non dai leghisti.

Ora, la strada che il leghista si trova davanti è quella delle elezioni e pare non volere compagni di viaggio. Almeno per il momento: "Non ho nostalgia del passato, non mi interessa tornare al vecchio: se mi metto in gioco, lo faccio da solo, tranquillo e a testa alta. Poi potremo scegliere dei compagni di viaggio...".

Poi l'ultima accelerata: "Io invito il Parlamento a convocarsi la settimana prossima e spero non ci siano voltagabbana. Capisco che ci sia molta gente che teme di non essere rieletta e userà mezzi per tenersi la poltrona", ha aggiunto. "Lasciamo lavorare il presidente della Repubblica, ho fiducia nel presidente Mattarella. Noi siamo pronti", ha infine concluso Salvini.

Di Maio risponde a Salvini

Ma non si fa attendere la risposta dell'altro vicepremier, Luigi Di Maio. Il capo politico del Movimento 5 Stelle fa infatti sapere: "Qualcuno vuole che il governo cada oggi, 8 agosto. Bene, noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro". Parole che colpiscono, soprattutto dopo il lungo silenzio di ieri da parte del ministro pentastellato. Un silenzio che sembrava quasi una resa di fronte all'ex alleato di governo che, nel giro di pochi mesi, è riuscito a cambiare gli equlibri dell'esecutivo. E che ora ha deciso di staccare la spina.

Poi Di Maio rilancia quella che è una storica battaglia del M5S, ovvero il taglio dei parlamentari e, proprio su questo campo, sfida Salvini: "C'è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. È una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l'opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani. Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto". Una provocazione, chiaramente, che però dimostra una cosa ormai evidente: la campagna elettorale è già iniziata.

I nodi da sciogliere

La crisi di governo spinge il Paese in un periodo di incertezze. Prima tra tutte quella riguardante la nomina dei commissari europei. L'Italia, infatti, come rivelato da fonti di Bruxelles sentite dall'Agi, rischia di portare a casa un commissario "irrilevante". Su questo tema, maggiori preoccupazioni sono state espresse dal Movimento 5 Stelle, che in una nota ha scritto: "Con la mossa di Salvini, l'Italia probabilmente perderà l'importante Commissario europeo alla concorrenza che avrebbe sostenuto il sistema Italia e le nostre imprese in Europa. Non si è mai visto un partito che prende il 34% alle elezioni europee e si condanna in questo modo all'irrilevanza internazionale. Nemmeno Renzi riuscì in tale impresa. Salvini e la Lega stanno danzando sulla pelle degli italiani, complimenti".

Ma non solo. Da qui a fine anno ci sono importanti scogli economici da superare, come la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, il documento programmatico di Bilancio e la legge di Bilancio. Il tutto con il possibile incubo dello spread (Leggi l'approfondimento). Su chi farà la manovra, Salvini non ha dubbi: "Chi ha la forza del voto del popolo italiano e un Parlamento legittimato dal voto degli italiani".

Le reazioni dei partiti

Il primo a commentare la crisi di governo ufficialmente aperta dalle parole di Salvini è il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti: "Siamo pronti alla sfida. Nelle prossime elezioni non si deciderà solo quale governo ma anche il destino della nostra democrazia, della collocazione internazionale del nostro Paese. Il Pd chiama a raccolta tutte le forze che intendono fermare idee e personaggi pericolosi. Da subito tutti al lavoro, insieme, per fare vincere l'Italia migliore". Matteo Renzi prende subito la palla al balzo e dalla Festa dell'Unità di Santomato in provincia di Pistoia annuncia di voler fare la sua parte: "E' arrivato il momento di una battaglia che riguarda tutti, io mi rimetto in campo perché non voglio lasciare il Paese a chi istiga a odiare l'altro".

Subito dopo è stata la volta di Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi di Camera e Senato di Forza Italia: "Il dado è tratto: toccata con mano l'incapacità, l'inaffidabilità e la violenza dei 5 Stelle, la Lega ha finalmente staccato la spina al governo. È il momento di ridare energia e fiducia a un Paese umiliato dai no dei pentastellati. Il centrodestra unito, lo stesso che governa con successo dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia, è l'antidoto per guarire le ferite inferte dall'ideologia oscurantista dei grillini. Forza Italia, come ribadito dal presidente Silvio Berlusconi, è pronta". Posizioni rilanciate anche da Licia Ronzulli, vicepresidente dei senatori di FI: "Oggi non c'è più una maggioranza, non c'è più un governo. Giuseppe Conte ne prenda atto e salga al Colle per rassegnare le dimissioni, non faccia perdere altro tempo al Paese. Bene ha fatto Matteo Salvini a creare le condizioni perché gli italiani possano tornare ad esprimersi e si riesca così finalmente dare vita ad un governo compatto, con un programma coerente e realmente riformatore. Forza Italia, come sottolineato dal presidente Silvio Berlusconi, non è disponibile a soluzioni "di palazzo", diverse dal voto anticipato, ed è pronta per dare il suo contributo di idee e di energie alla prossima campagna elettorale".

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, vede in questa crisi la possibilità di un cambio di passo: "Come sempre sostenuto da Fratelli d'Italia non è possibile dare all'Italia il Governo di cui ha bisogno insieme al M5S di Di Maio, Fico e Toninelli. Bene la Lega che ne ha preso atto. Ora si torni al voto per dare agli italiani il governo sovranista che alle ultime elezioni europee hanno dimostrato di volere. Un Governo che abbia come priorità la difesa dei confini e dell'economia italiani, la riduzione delle tasse e il sostegno a chi crea posti di lavoro".

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