Un osservatorio gender valuterà i libri di scuola: è la follia dei giallorossi

L'idea è contenuta in una proposta di legge firmata dai deputati di Pd, M5S, Leu e +Europa, che chiedono l'istituzione di un osservatorio per controllare che i libri di testo rispettino le "diversità", con tanto di certificato di qualità e "liste di proscrizione" sul web

Un osservatorio gender valuterà i libri di scuola: è la follia dei giallorossi

Lo scopo della proposta di legge è quello di "adeguare l’ordinamento italiano ai principali standard internazionali in materia di diversità e di inclusione nel settore dei libri di testo scolastici, attraverso un’efficace azione di prevenzione e di contrasto dei pregiudizi e degli stereotipi di genere, nonché di quelli relativi alla cultura, all’etnia e all’abilità, valorizzando la diversità". Ma l’idea di istituire un osservatorio che su queste basi assegni una "patente" di legittimità ai libri scolastici rimanda subito ad un clima da Inquisizione.

È il solito corto circuito politically correct, quello della proposta di legge 2634 dello scorso agosto, sottoscritta dai deputati di Pd, M5S, Leu e Più Europa e dall’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. Sì perché con la scusa di promuovere "diversità" ed "inclusione" all’interno delle aule scolastiche, si rischia di creare una vera e propria dittatura del pensiero.

Per rendere "più rappresentativi e inclusivi i curricula delle varie discipline, in particolar modo con una prospettiva attenta al genere", infatti, i parlamentari di sinistra hanno pensato ad un osservatorio nazionale che si occuperà di "redigere le linee guida sulla diversità e sull’inclusione nei libri di testo scolastici". E, cosa più importante, "di effettuare una ricognizione dei libri utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado". Poi, come in ogni "regime" che si rispetti, l’osservatorio esprimerà "un parere sui libri esaminati, motu proprio o su segnalazione di un editore o di una scuola" e darà il suo giudizio.

Se il testo passa la revisione di quella che sembra una riedizione del "Minculpop", si fa per dire, allora riceverà un "riconoscimento positivo che l’editore appone sul libro stesso". "In caso di parere negativo o di mancato esame – viceversa - l’osservatorio si rende disponibile a collaborare con l’editore ai fini della revisione del testo". Tutto verrà reso pubblico e consultabile via internet, "in appositi elenchi pubblici telematici".

Una sorta di Indice 2.0, su cui si potranno reperire i testi con il bollino di legittimità del "ministero della propaganda" e quelli che, invece, non hanno passato l’esame, considerati, di conseguenza, "razzisti" o "omofobi". Per gli editori che si allineeranno agli standard e agli obiettivi perseguiti dal governo sono previsti anche "premi e riconoscimenti" oltre alla possibilità di frequentare "corsi di formazione sul tema".

Che dire della Divina Commedia? Il capolavoro di Dante Alighieri, la pietra angolare della letteratura italiana, è già stato bollato in passato di antisemitismo, razzismo, islamofobia e omofobia. Chissà se riceverà l’approvazione del nuovo osservatorio che vorrebbe farsi garante dell’irreprensibilità della cultura.

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