Il grande fratello del fisco. Sui contribuenti italiani "vigilano" 161 banche dati

L'allarme della Cgia: "Chi si rintana nel sommerso ha pochissime possibilità di sanzioni. Ma gli altri..."

Il grande fratello del fisco. Sui contribuenti italiani "vigilano" 161 banche dati

Può sembrare un paradosso ma sulle tasche degli italiani vigilano 161 paia di occhi, eppure resiste una buona sacca di persone che riesce a muovere di nascosto la propria personale economia. Il sistema tributario italiano, secondo un censimento effettuato dall'ufficio studi della Cgia di Mestre, può contare su ben 161 banche dati. «In linea puramente teorica - spiegano i ricercatori che hanno effettuato lo studio - e con una forte vena provocatoria è come se il nostro fisco avesse 161 schede su ognuno di noi dove sono fedelmente riportati la nostra capacità reddituale, i consumi e il livello di ricchezza. In altre parole, siamo sicuri di una cosa: al fisco le informazioni sui contribuenti non mancano».

Questo assunto, tuttavia, cozza con quanto andiamo leggendo da mesi sui giornali. Dove scopriamo, quasi quotidianamente, che arrivano a percepire il reddito di cittadinanza tante persone che non ne avrebbero affatto diritto. Per questo apparente paradosso, però, la stessa Cgia ha una spiegazione. In Italia il sommerso è tutt'altro che irrilevante. Possono essere tanti, tantissimi, gli occhi che ci osservano ma se non lasciamo traccia delle nostre attività economiche e commerciali riusciremo sempre a sfuggire a qualunque controllo.

Questo non toglie, però, che la macchina del controllo sia pervasiva. «Quotidianamente l'amministrazione finanziaria - spiegano alla Cgia - riceve e cataloga miliardi di dati di ogni genere che, però, solo in piccola parte riesce utilizzare, in particolar modo, per contrastare con successo uno dei principali problemi che affliggono il nostro Paese: l'evasione fiscale». L'Ufficio studi della Cgia ricorda che la nostra macchina tributaria dispone di un sistema Informativo della fiscalità (Sif) di prim'ordine, costituito da ben 161 banche dati. Ebbene, possiamo affermare che viviamo in uno Stato di polizia fiscale? «Assolutamente no, ci mancherebbe altro. Ma chi è targato soffre di una oppressione fiscale che non ha eguali nel resto d'Europa; mentre chi sguazza nell'economia sommersa ha pochissime possibilità di essere sanzionato».

Non sfugge agli osservatori più acuti che il nostro sistema tributario quindi sia estremamente ingiusto. E l'ultima uscita del segretario dem Enrico Letta, che vorrebbe fossero tassati i patrimoni per trovare i soldi da dare in dote ai diciottenni, non fa che aumentare l'ingiustizia e aumentare la pressione fiscale già molto alta. Almeno questo è ciò che pensano buona parte degli alleati di governo da Forza Italia, alla Lega fino a Italia viva.

«È vero che a breve queste banche dati dovrebbero cominciare a dialogare fra loro, ovvero ad essere interoperabili - continua la nota -. Tuttavia, se ogni anno il popolo degli evasori sottrae al fisco quasi 110 miliardi di euro e i nostri 007 riuscivano a recuperarne, nel periodo pre Covid, tra i 18 e i 20, vuol dire che, potenzialmente, sappiamo vita, morte e miracoli su chi è conosciuto al fisco, mentre brancoliamo nel buio nei confronti di chi non lo è, con il risultato che l'evasione prospera, penalizzando oltremisura chi le tasse le paga fino all'ultimo centesimo». «Intendiamoci - aggiunge la Cgia - queste banche dati sono strumenti che servono anche a elaborare analisi economiche e statistiche molto complesse, stimando gli effetti delle politiche fiscali in corso. Tuttavia, se l'evasione fiscale è uno dei principali problemi del Paese, è evidente che questi strumenti dovrebbero costituire il cassetto degli attrezzi indispensabile per costruire un fisco più equo».

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