L'uragano Nicola Gratteri, che in un colpo solo affonda il No al referendum sulla giustizia, compatta il fronte che appoggia la riforma del governo Meloni e imbarazza l'opposizione. Al punto che, se non fosse al di sopra di ogni sospetto, si potrebbe addirittura pensare che il procuratore di Napoli sia un agente all'Avana per conto del Sì. Perché con la dicotomia tra le persone perbene schierate per il no e le decine di milioni di italiani "criminali" che vogliono il restyling della magistratura, il testimonial delle toghe rosse si è trasformato in un cavallo di Troia. E il boomerang nei sondaggi, che vedono il Sì in vantaggio sebbene la forbice si sia assottigliata, potrebbe essere eclatante. A delineare al Giornale l'effetto Gratteri sull'elettorato è l'analista politico Lorenzo Pregliasco. "L'uscita di Gratteri, distonica rispetto a toni e messaggi del fronte del No, può servire a galvanizzare il proprio elettorato, quelli più convinti, ma temo che possa rischiare di allontanare gli elettori meno ideologici, coloro i quali non hanno un'idea consolidata sul referendum e che magari si erano avvicinati al No più per un ragionamento di opportunità politica, come ad esempio perché non vogliono dare troppo potere a Giorgia Meloni", ha spiegato il direttore di YouTrend. "È chiaro che un'uscita così, molto radicale e estranea ai temi oggetto del referendum, rischia di alienare una parte di consenso moderato", sottolinea il sondaggista. Un sentiment che potrebbe emergere già nelle prossime rilevazioni.
Ma intanto il procuratore ha già "alienato" buona parte dei suoi colleghi. Una carica dei 51, tra giudici e magistrati, che si sono rivoltati contro "l'oltraggio" di Gratteri agli italiani. "La cultura della giurisdizione è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera. Intanto aumentano le adesioni dei magistrati che votano Sì. Ci indaghi tutti, sig. Gratteri", scrivono in un comunicato in cui stigmatizzano il comportamento del procuratore e chiedono scusa ai cittadini.
Non si placa nemmeno la bufera politica. Severo il giudizio del ministro della pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo: "Gratteri sostanzialmente ha dichiarato che le persone che non la pensano come lui sono moralmente inferiori. Io credo che qui non ci sia un tema di referendum sì o no, ma ci sia un problema di idoneità di un magistrato a ricoprire quel ruolo". Per Zangrillo "un magistrato deve avere come primo requisito quello dell'equilibrio, quindi sono molto preoccupato che ci siano persone che arrivano a certe dichiarazioni. In ogni caso", conclude, "io voto Sì e devo essere molto grato a Gratteri, perché ci ha regalato a gratis il più bello spot per il sì". Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha già annunciato che denuncerà il capo della Procura di Napoli, sottolinea come "da un procuratore della Repubblica, un cittadino italiano si aspetta terzietà e sobrietà, non insulti a casaccio. E quindi la prima cosa che mi aspetterei da cittadino italiano sono le scuse". Per il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, la presa di posizione dei 51 magistrati "segna l'inizio di una svolta importante. La riforma della Costituzione in materia di giustizia è necessaria per restituire autorevolezza, prestigio e merito a una magistratura indebolita dall'asfissiante oppressione del sistema delle correnti", precisa, aggiungendo che tutti i cittadini "hanno diritto a una giustizia che sia sempre imparziale, trasparente ed efficiente". E mentre il caso Gratteri infiamma il Csm, non una parola arriva dall'Anm in difesa del testimonial. Venti consiglieri del Csm alzano gli scudi in difesa di Gratteri: "Non trascinateci su questioni disciplinari", si scandalizzano le toghe.
Pd, 5S e Avs fanno quadrato attorno al pm, ma le voci che si levano sono poche e all'unisono. Cantano la solita nenia: il problema non sono le parole offensive pronunciate da Gratteri, ma la "strumentalizzazione" di quelle offese da parte del centrodestra.