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Gratteri ormai fuori controllo. "I delinquenti votano Sì"

La sparata del procuratore di Napoli, portavoce del No, indigna la politica. Contro anche il 90% degli utenti social. Il pm: "Strumentalizzato in malafede"

Gratteri ormai fuori controllo. "I delinquenti votano Sì"
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Il gioco sporco delle toghe rosse che, per raggranellare consensi per il no alla riforma della giustizia, dividono il Paese in buoni e cattivi. Ché non bastano le liste di proscrizione dei magistrati in rivolta contro il diktat delle correnti di sinistra: ora i pm pretendono pure di esercitare il ricatto morale su decine di milioni di italiani, bollati come criminali. Lo ha fatto ieri Nicola Gratteri, il quale ha alzato a livelli sconcertanti l'asticella della propaganda contro il referendum: in soli trenta secondi di dichiarazione, il procuratore capo di Napoli è stato capace di condensare così tanti luoghi comuni in salsa manettara da offendere la folta schiera di italiani che ha già deciso di votare sì alla riforma del governo Meloni, alle prova delle urne il 22 e 23 marzo. "Voteranno per il No le persone perbene", ha detto Gratteri in un'intervista alla tv del Corriere della Calabria. "Voteranno per il Sì", sostiene il testimonial del Fronte del No, "gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente", ha sentenziato. Parole gravissime, che lo hanno portato al centro della bufera, tanto da costringere il magistrato ad aggiustare il tiro in serata, a Piazzapulita, dove ha chiarito che si riferiva alla 'ndrangheta, che il suo intervento sarebbe stato "scientificamente tagliato" dal contesto e che "è in malafede chi strumentalizza". Eppure sono state le esternazioni di Gratteri a gettare il marchio dell'infamia sulla maggioranza di governo, che la riforma l'ha realizzata nonostante gli agguati pervicaci delle toghe rosse. E sono pure un oltraggio verso gli italiani perbene che voteranno sì. E che, infatti, si sono rivoltati contro il procuratore, come dimostra il sentiment manifestato sui social dagli utenti, l'87,9 per cento dei quali ha mostrato sdegno contro le parole di Gratteri. "Sul referendum ho sempre auspicato un dibattito sereno, un confronto civile tra le diverse posizioni", ha dichiarato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che si è detto "basito" dalle gravi dichiarazioni del procuratore e ha aggiunto che "la sua dichiarazione fa alzare e di parecchio i toni dello scontro". Gli fa eco il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: "Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Nicola Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offende milioni di italiani". Il leader della Lega, Matteo Salvini, è lapidario: "Io lo denuncio. E voterò Sì". Per il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, quelle di Gratteri sono "dichiarazioni indegne da parte di chi dovrebbe rappresentare la magistratura". E chiede che le istituzioni, ma anche il Comitato per il No e l'opposizione, "condannino e prendano le distanze da questa assurda criminalizzazione di chi la pensa diversamente". Una débâcle per il magistrato, che ha tacciato le critiche come attacchi, garantendo di "non temere le minacce" e che andrà avanti per il No.

Intanto l'ultimo sondaggio Noto per Porta a Porta certifica, con un'affluenza al 43 per cento, il SÌ è in vantaggio con il 53 per cento dei votanti, contro il 47 per cento che propenderebbe per l'abrogazione della legge.

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