Grazie al ministro che indaga sulla carezza negata a Cuffaro

Il ministro della Giustizia ha disposto un'ispezione sulla mancata concessione a Totò Cuffaro del permesso di incontrare l'anziana madre, in gravi condizioni

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha disposto un'ispezione sulla mancata concessione a Totò Cuffaro del permesso di incontrare l'anziana madre, malata di demenza senile e in gravi condizioni. Il caso, da noi denunciato sul Giornale di ieri, è particolarmente grave per le motivazioni date dai magistrati: inutile concedere un permesso perché, in quelle condizioni, la donna non potrebbe riconoscere il figlio. Sono parole bestiali, che violano la dignità di una persona malata e quella di un carcerato (Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, sta scontando una condanna a sette anni per un presunto favoreggiamento) al quale si vuole negare - come abbiamo scritto ieri - un'ultima carezza alla madre morente. Nella cui testa non sono in grado di entrare i medici, figuriamoci un magistrato.

Non sappiamo che motivazioni abbiano un simile accanimento e tanto cinismo. Per quello che è noto, le cause non stanno certo nell'atteggiamento del condannato che da tre anni sta scontando senza batter ciglia la sua pena. Prendiamo atto che la giustizia italiana è capace anche di questo e che per fortuna c'è un ministro non tanto dal cuore tenero ma dal buon senso saldo. Ieri avevamo auspicato un suo intervento e oggi lo ringraziamo per aver avviato una procedura che, ci auguriamo, potrebbe portare presto Cuffaro a quell'abbraccio che non toglierebbe nulla alla certezza della pena né al rigore dello Stato. Poche ore di permesso non sarebbero un premio immeritato, un privilegio alla casta dei politici detenuti, ma il simbolo che la nostra giustizia sa usare la testa oltre che i muscoli e i codici. Diamo atto anche all'onorevole Prestigiacomo di essersi molto impegnata per fare emergere il caso. Con lei ci sono una piccola pattuglia di parlamentari trasversali ai partiti. Anche se ne avremmo voluti vedere di più mobilitarsi per una giusta causa. Ma forse è chiedere troppo a una politica che a volte è cinica e ipocrita proprio come quei magistrati che hanno firmato quel «no» a Totò Cuffaro.

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