Grecia verso la recessione con le banche ancora chiuse

Gli sportelli non riaprono neppure oggi, mentre il Paese si prepara a una maximanovra (tre volte quella di Monti) su Iva, tasse e pensioni che potrebbe far diminuire il Pil del 3%

Grecia verso la recessione con le banche ancora chiuse

Aveva ragione Winston Churchill: la Grecia ed i Balcani producono più Storia di quella che consumano. In caso di Grexit tutti i Paesi dell'area euro avrebbero avuto un conto da pagare: sotto forma di svalutazione dei crediti o di mancato rimborso delle esposizioni. Con la soluzione individuata ieri all'alba a Bruxelles, gli unici a pagare sono i greci.

Il pacchetto di misure per 12 miliardi, che oggi il Parlamento di Atene deve approvare equivale al 6% del pil greco. È come se in Italia venisse imposta - dall'esterno - una manovra pari a 96 miliardi di euro. Il decreto Salva Italia del governo Monti garantì alle casse dello Stato 30 miliardi di euro: due punti di pil. Quella che l'Eurogruppo ha imposto alla Grecia per sbloccare il prestito da 82/86 miliardi, equivarrebbe a tre manovre di Monti messe insieme. Filo conduttore delle due manovre: aumento dell'Iva, delle imposte sulla casa, riforma delle pensioni. E recessione.

Fonti di governo greche hanno stimato che, a fronte di una crescita di quest'anno dello 0,6%, in realtà anche a causa delle misure che dovranno essere adottate il pil diminuirà del 3%. E la crescita negativa rimarrà ancora per qualche anno. Ed il ministro delle Riforme, George Katrougalos, ha spiegato: ci siamo trovati a scegliere tra l'introduzione di misure draconiane o la morte della nostra economia, con la chiusura delle banche.

In realtà, le banche non apriranno nemmeno oggi in tutta la Grecia. La Banca centrale europea non ha alcuna intenzione di aumentare il flusso di liquidità concesso alle banche elleniche, fermo a 89 miliardi. Che, al contrario, potrebbe essere anche ritirato, qualora domani il Parlamento di Atene dovesse ritardare l'approvazione del pacchetto di interventi.

E proprio in attesa del voto parlamentare della manovra di 6 punti di pil, l'Eurogruppo di ieri ha bloccato l'avvio della discussione di un prestito ponte da 12 miliardi, che dovrebbe consentire ad Atene di onorare le scadenze debitorie a breve. Una scelta che sta a dimostrare di come le istituzioni finanziarie europee (e non solo) abbiano perso la fiducia nei confronti del governo greco: anche la sola discussione è stata bloccata in attesa del voto di domani. Dopo il voto parlamentare tornerà a riunirsi l'Eurogruppo in teleconferenza, così da commentare a caldo se la Grecia ha recepito o meno i contenuti della manovra dettata da Bruxelles.

I sospetti sono consolidati dalle voci che circolano ad Atene. Sembra che il presidente del Parlamento stia tentando di dilazionare il voto sulla manovra da 12 miliardi. E c'è chi scommette che, dopo il voto, Alexis Tsipras si possa dimettere; di certo, si dimetterà qualche ministro. Il parlamento finlandese ha confermato il proprio no al programma di aiuti alla Grecia. Mentre sul tema si pronuncerà venerdì quello tedesco.

Per favorire il voto greco sulla manovra, Standard and Poor's ha annunciato che dopo il varo delle misure e l'erogazione del prestito da 82/86 miliardi potrebbe rialzare il rating della Grecia. In realtà, il documento votato ieri all'alba riporta «fisicamente» la troika ad Atene. Fino al punto da prevedere che «il governo deve sottoporre, con adeguato anticipo, alle istituzioni (troika, ndr ) le bozze di ogni singolo provvedimento, prima di sottoporlo al pubblico confronto od in Parlamento».

La creazione, poi, del Fondo nel quale dovranno essere conferiti beni dello Stato destinati alla privatizzazione, in realtà, somiglia alla creazione di un veicolo finanziario attraverso il quale la troika prende in pegno tali asset, a garanzia del prestito erogato. Il Fondo, dice l'accordo europeo, dovrà essere riempito con beni privatizzabili per 50 miliardi. In realtà, secondo studi di banche d'affari, le disponibilità non superano i 5 miliardi.

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