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"Il grillino non poteva non sapere". Tutti i casi di spionaggio politico

È il pesante dossieraggio contro la Lega ad aver convinto la Commissione sulle sue responsabilità

"Il grillino non poteva non sapere". Tutti i casi di spionaggio politico
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Il grillino che era a capo dell'Antimafia infestata da un verminaio non poteva non sapere. Lo sostiene la Commissione Antimafia, che ha chiuso la relazione sul dossieraggio mettendo al centro la figura di Federico Cafiero De Raho, sebbene il pentastellato sostenga di essere estraneo al più grande scandalo politico-giudiziario della Repubblica, giurando di non sapere che il gruppo di spioni operasse compulsivamente durante la sua reggenza alla Dna. Che De Raho sapesse lo sostiene anche l'ex pm Antonio Laudati, indagato in concorso con Pasquale Striano, il finanziere che, dal 2018 al 2022, ha messo a segno migliaia di intrusioni illegali alle banche dati, esfiltrando documenti riservati passati ai i tre giornalisti di Domani Giovanni Tizian, Stefano Vergine e Nello Trocchia, i quali cucinavano esclusive giornalistiche contro gli avversari politici. "Mi sono limitato a delegare al gruppo Sos della Dna approfondimenti investigativi, in piena conformità alle leggi, alle disposizioni di servizio e sotto il pieno controllo del procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo". Che, all'epoca, era proprio De Raho. Poi c'è il giallo di una relazione del 4 marzo 2020, che l'allora sostituto Giovanni Russo avrebbe presentato al capo, per chiedere "l'immediato allontanamento" del finanziere, senza che De Raho facesse nulla. "Non ho mai parlato con Striano né ho mai visto quella relazione", ha detto il pentastellato ai pm. Per la Commissione Antimafia, però, quel verminaio aveva creato un conflitto interno a via Giulia che "ben difficilmente possa essere sfuggito alla conoscenza e consapevolezza" del procuratore. Quello che più ha convinto la maggioranza di San Macuto "ad affermare che il dott. De Raho fosse informato degli illeciti consumati all'interno degli uffici della Dna, è la vicenda relativa al partito Lega Nord". Il più vasto dossier trafugato da Striano, il quale, su richiesta dei giornalisti di Domani considerati dalla Procura di Roma "istigatori" delle condotte illecite, ha compulsato le banche dati sottraendo migliaia di documenti riservati sui leghisti, tanto che quello di Salvini è il partito maggiormente dossierato. Dai fondi del Carroccio, la campagna mediatica sui 49 milioni iniziata nel 2019, al Russiagate su presunti rapporti d con Mosca, fino all'ombra della 'ndrangheta sul partito. Striano ha saccheggiato, sotto la reggenza di De Raho, una mole incredibile di Sos sulla Lega confluite, come accertato dagli inquirenti, in almeno 30 dei 57 articoli "contenenti informazioni tratte da segnalazioni di operazioni sospette, tutte consultate dal medesimo Striano in date precedenti alla pubblicazione". Un altro dossier bollente è la corsa al Colle, prima di Silvio Berlusconi e poi di Elisabetta Casellati, intralciata da una serie di articoli usciti sul quotidiano nel gennaio 2022.

Centinaia le interrogazioni al sistema durante la formazione del governo Meloni, alla ricerca di materiale sui ministri papabili. E infine le spiate su Renzi, che hanno portato Italia Viva a votare la relazione della Commissione.

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